Strage di Erba, reperti e intercettazioni sparite: indaga il ministero della Giustizia

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 dicembre 2018 8:13 | Ultimo aggiornamento: 16 dicembre 2018 8:13
Strage di Erba, reperti e intercettazioni sparite: indaga il ministero della Giustizia

Strage di Erba, reperti e intercettazioni sparite: indaga il ministero della Giustizia (Foto Ansa)

ROMA – Dodici anni dopo restano ancora dei misteri nella strage di Erba (Como). Il ministero della Giustizia ha messo gli occhi su alcuni reperti trovati sul luogo e andati distrutti: una tenda, un cellulare, un mazzo di chiavi, dei cuscini, quattro giubbotti delle vittime, un pc, 18 mozziconi di sigaretta.

L’11 dicembre del 2006 a Erba vennero uccisi a colpi di coltello e spranga Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini, il cui marito, Mario Frigerio, rimase ferito. Per quella strage sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva altri vicini di casa, Rosa Bazzi e il marito, Olindo Romano.

Adesso gli ispettori di via Arenula vogliono chiarezza sulla distruzione dei reperti, su cui la Corte di Cassazione aveva negato l’incidente probatorio, ma concesso alla difesa accertamenti autonomi.

Il procedimento predisciplinare avviato su richiesta del ministro Alfonso Bonafede (uno dei tanti messi in pista, specificano dal ministero) è partito i primi di agosto. “Qualche giorno prima, il 12 luglio, intorno alle 10, alcuni oggetti prelevati sul luogo del delitto e mai analizzati, perché mai ammessi al dibattimento, furono distrutti dall’Ufficio corpi di reato presso il Tribunale di Como, come attesta il verbale firmato dal cancelliere che si recò all’inceneritore”, spiega Fabio Schembri, l’avvocato di Olindo e Rosa, snocciolando l’elenco degli oggetti.

Un passo compiuto, però, poco prima che la Cassazione si pronunciasse sul ricorso della difesa, negando l’incidente probatorio, ma lasciando la possibilità di fare esami nell’ambito delle indagini difensive, avvisando il pm.

“C’è poi una questione legata ad alcune intercettazioni che risultano nei brogliacci, ma non sono nei dischetti”, aggiunge Schembri sospettando una “manipolazione”. Anche su questo vuole fare chiarezza il ministero.

Del caso nel suo complesso si sono occupate “Le Iene”, documentando presunte anomalie nella fase di indagine: incontrando i giornalisti del programma, Bonafede aveva preso un impegno. E ha chiesto tutti gli atti relativi al caso. Dalle Iene arrivano intanto nuovi particolari: tre “buchi” nelle intercettazioni agli atti. Il primo riguarda la testimonianza di Mario Frigerio, sopravvissuto alla strage, che in un primo tempo indicò un’altra persona come suo aggressore. I carabinieri andarono da lui varie volte, anche il giorno di Natale. Ma nelle intercettazioni ambientali non c’è traccia di questo colloquio: il giorno dopo, l’uomo farà per la prima volta il nome di Olindo.

Anche tra il 28 dicembre al 3 gennaio non ci sono più intercettazioni agli atti nella stanza d’ospedale, dicono le Iene, così come mancano agli atti i primi quattro giorni di intercettazioni ambientali in casa di Olindo e Rosa dal 12 dicembre subito dopo la strage.