Strage di Ustica, Corte d’Appello conferma condanne: “Ministeri risarciscano i familiari delle vittime”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 febbraio 2019 18:13 | Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2019 18:13
Ustica, Appello conferma condanne: ministeri risarciscano parenti vittime

Ustica, Corte d’Appello conferma condanne: “Ministeri risarciscano i familiari delle vittime”

ROMA – Nuovo colpo di scena sul caso Ustica. La Corte d’Appello di Palermo ha confermato le condanne in sede civile e condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire per 12 milioni di euro i familiari delle vittime della strage che il 27 giugno 1980 costò la vita a 81 persone.

Secondo i giudici della Corte, che hanno confermato la condanna in primo grado emessa nel gennaio 2016, l’incidente del Dc9 della compagnia Itavia è da addebitarsi a un missile. La Corte ha dichiarato la prescrizione al risarcimento ‘da depistaggio’, ma ha confermato quello ‘da fatto illecito’.

Per i giudici è confermato, quindi, che le indagini furono ostacolate e che lo Stato non garantì adeguate condizioni di sicurezza al volo Itavia che quella notte, mentre andava da Bologna a Palermo, precipitò nel Tirreno. Il nuovo pronunciamento, in conformità con altre 4 sentenze civili emesse nel 2017, torna ad escludere le ipotesi alternative della bomba collocata a bordo e del cedimento strutturale. “Questa sentenza – ha commentato all’ANSA l’avvocato Daniele Osnato, legale dei familiari delle vittime – si aggiunge alle altre che, sempre in sede civile, hanno già restituito giustizia ai parenti ricostruendo la verità dei fatti.

Questa sentenza, tra l’altro, ha voluto ulteriormente precisare che non vi è mai stato alcun conflitto tra i giudicati penali e quelli civili. Atteso che nel processo penale non si è indagato sulla causa della caduta dell’aereo, ma piuttosto sulla penale responsabilità di taluni imputati in merito a specifici fatti di reato di natura omissiva. Ad oggi i ministeri hanno ostacolato non solo le legittime aspettative di verità e giustizia, ma persino le liquidazioni dei risarcimenti, disattendendo le sentenze e richiedendo di voler interamente compensare tali somme con eventuali vitalizi concessi ai figli delle vittime.

Auspichiamo – ha concluso il legale – che chi di dovere, dai ministri al presidente del Consiglio, si imponga per restituire dignità a chi non soltanto ha perso i propri genitori ma che ha subito per 39 anni gli effetti di un ignobile ed inaccettabile depistaggio e che, adesso, si vede negata la liquidazione di quanto disposto dalle sentenze emesse in nome del Popolo Italiano”. La decisione riguarda 7 familiari delle vittime, altri 68 avevano ottenuto il risarcimento nel 2017.