Strage Ustica, “non fu guerra”. Stato non vuole risarcire. Familiari: “Vergogna”

di Ruggero Farkas (Ansa)
Pubblicato il 30 Marzo 2015 21:20 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2015 21:20
Strage Ustica, "non fu guerra". Stato non vuole risarcire. Familiari: "Vergogna"

Strage Ustica, “non fu guerra”. Stato non vuole risarcire. Familiari: “Vergogna”

PALERMO – Lo Stato non ci sta: non vuole pagare i risarcimenti decisi dal giudice di Palermo ai 18 familiari di alcune vittime della tragedia aerea di Ustica il 27 giugno 1980 quando il Dc9 Itavia s’inabissò in mare tra Ponza e Ustica con 81 persone a bordo. La vicenda per la giustizia dev’essere prescritta e comunque le richieste di risarcimento sono infondate. Questo nonostante le sentenze della Cassazione che in alcun casi hanno messo fine al processo civile per i risarcimenti e le sentenze di primo grado che riguardano i familiari di altre vittime. Così l’avvocato dello Stato Maurilio Mango ha chiesto alla Corte di appello civile di Palermo il rigetto delle domande e di porre a carico dei familiari il ”pagamento delle spese di lite oltre che quelle prenotate a debito”.

La causa è quella per cui il giudice monocratico, Sebastiana Ciardo, lo scorso ottobre aveva condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire con 5 mln 637.199 euro i 14 familiari – o eredi di essi – di Annino Molteni, Erica Dora Mazzel, Rita Giovanna Mazzel, Maria Vincenza Calderone, Alessandra Parisi e Elvira De Lisi. E all’inizio di questo mese aveva condannato i ministeri a risarcire quattro familiari di Gaetano La Rocca, con poco più di un milione di euro (1.007.152). Il procedimento per i parenti di La Rocca era stato stralciato per un errore in un documento.

Gli avvocati Fabrizio e Vanessa Fallica, tra i difensori dei 18 familiari parlano di una feroce offensiva dell’avvocatura dello Stato, ”nei confronti dei parenti delle vittime della tragedia che attendono da trentaquattro anni una conclusione attraverso un coordinamento delle varie sentenze”. E un altro legale Vincenzo Fallica, che per primo iniziò la battaglia per il risarcimento dei parenti delle vittime in sede civile sostiene che ”sia giunto il momento di scavalcare la perseverante resistenza seguita dall’avvocatura dello Stato in un lungo percorso giudiziario, mantenendosi la stessa tutt’ora insensibile al risultato già raggiunto attraverso tre sentenze della Cassazione che ha fissato chiaramente i principi di diritto su cui si fonda la responsabilità dello Stato”.

”Attraverso un altro giudizio pendente presso la Corte d’Appello di Palermo – aggiunge – dovrebbe essere confermata la responsabilità dello Stato per depistaggio. Provvederemo ad eseguire le sentenze già emesse, visto il mancato risultato della richiesta fatta al Governo di sederci ad un tavolo per raggiungere una transazione in armonia a principi di solidarietà sociale previsti dall’art 2 della costituzione”, conclude.

L’avvocato dello Stato, Maurilio Mango nell’atto di citazione in appello dice che

”l’incommensurabile tragicità dell’evento non può esimere l’avvocato dello Stato dal dovere di svolgere tutte le difese che ritenga necessarie a tutela dell’Amministrazione, tra l’altro portatrice d’interessi riguardanti la collettività”.

Nella citazione l’avvocatura dello Stato boccia il possibile scenario di guerra sui cieli di Ustica quando il 27 giugno ’80 cadde il Dc 9 Itavia con 81 persone a bordo, ribadisce la impossibilità di provare che ad abbattere l’aereo fu un missile e propende per l’ipotesi della bomba a bordo.

Nel ”breve riepilogo” dell’evoluzione delle vicende (giudiziarie e mediatiche) riguardanti ”il caso Ustica” l’avvocato dello Stato Maurilio Mango evidenzia

”come esse siano state talvolta macroscopicamente influenzate dal progressivo formarsi e consolidarsi di un’immaginario collettivo che ha individuato la causa del disastro nell’abbattimento dell’aeromobile da parte di un missile, con la conseguente responsabilità delle amministrazioni derivante dall’omesso controllo dello spazio aereo”.

”Alla mancanza di elementi tecnici – scrive ancora – hanno ‘supplito’ i mezzi di informazione che denunciando (spesso senza alcun riscontro) trame e complotti internazionali, hanno infine determinato il radicato (ma tecnicamente non supportato) teorema secondo cui all’origine del disastro sarebbe stata una battaglia aerea”.

Daria Bonfietti, presidente associazione parenti vittime strage Ustica,  definisce

“vergognosa e inaccettabile la posizione dell’Avvocatura dello Stato che ricorrendo contro una ennesima condanna, non solo non vuol tenere conto delle precedenti sentenze della Cassazione, ma addirittura ritorna a parlare di bomba a bordo”.