Stupro a Roma, le vittime di 14 anni del rom: “Ci ha legato, non avevamo scampo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 gennaio 2018 9:54 | Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2018 10:48
Stupro a Roma, le vittime di 14 anni del rom: "Ci ha legato, non avevamo scampo"

Stupro a Roma, le vittime di 14 anni del rom: “Ci ha legato, non avevamo scampo”

ROMA – Dicono di essere state attirate con l’inganno in una via isolata, poi legate e violentate. Le due ragazzine di 14 anni che hanno accusato di stupro i rom Mario Seferovic, che si fa chiamare Alessio il Sinto, e Maikon Bilomante Halilovic, che si fa chiamare Cristian, hanno raccontato la loro esperienza durante l’incidente probatorio in Procura a Roma. Le giovani hanno parlato di divani vecchi ammucchiati in un angolo della strada e hanno accusato Seferovic di averle legato i polsi con delle manette mentre l’altro, Cristian, faceva il palo qualche metro più in là. Poi le hanno minacciate di morte, tanto che solo un mese dopo le violenze le giovanissime vittime hanno trovato il coraggio di parlare.

Durante l’audizione protetta in sede di incidente probatorio, le due ragazzine si sono presentate in Procura e tra le lacrime hanno raccontato il tremendo racconto di quella notte, per cui Seferovic e Bilomante Halilovic sono accusati a vario titolo di violenza sessuale, come riporta Leggo:

“Ci hanno trascinato su alcuni divani vecchi, ammucchiati in un angolo nascosto ai bordi della strada, poi hanno tirato fuori le manette e abbiamo capito che non avevamo scampo”.

Stuprate, picchiate e minacciate di morte se avessero parlato: questa la ricostruzione fatta dalle due vittime e che è al vaglio della Procura. Intanto il sito Leggo ricostruisce cosa accaduto quella sera stando al racconto delle due ragazzine:

“Una delle due 14enni aveva conosciuto ‘Alessio il Sinto’, sempre vestito con abiti firmati e alla moda, su Facebook; il ventenne poi avrebbe chiesto alla ragazzina di uscire e lei avrebbe accettato l’invito. «La mia amica mi sconsigliava di andare, ma sono riuscita a convincerla e siamo andate insieme. Era una trappola», ricorda l’adolescente. L’incontro con i due rom è avvenuto nel quartiere Collatino e, poco dopo, le ragazzine erano state condotte in una strada poco frequentata: «Cristian era rimasto in fondo alla strada a fare da palo, a controllare che nessuno arrivasse o potesse salvarci. A quel punto Alessio ci ha legate e ci ha tolto i vestiti. Abbiamo saputo solo dopo i loro veri nomi».

Il racconto confermerebbe la premeditazione, motivo per cui il gip aveva chiesto per i due bosniaci un ordine di cattura per stupro di gruppo e sequestro di persona: «La scelta del luogo e l’utilizzo delle manette per immobilizzare le vittime fa pensare ad uno stupro programmato, così come la scelta di un complice pronto a sorvegliare l’accesso dalla strada e l’utilizzo di una ferocia non comune». Le minacce di morte successive alla violenza, però, per un mese hanno fatto desistere le due ragazzine, fino a quando una di loro non si è confidata con la madre, che si è rivolta ai carabinieri. La denuncia, finita al pm Antonio Calaresu, ha portato quindi all’immediato arresto dei due sospettati. ‘Alessio il Sinto’, però, quel giorno aveva minimizzato così: «Ma quale stupro, era un gioco»”.

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