Su Facebook giustificano e difendono l’assassino, gip apre indagini

Pubblicato il 7 Aprile 2011 13:42 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2011 14:07

BOLOGNA – Il Gip di Bologna Andrea Santucci ha accolto l’opposizione del difensore delle sorelle di Emilian Keci, l’albanese ucciso ad Imola a colpi di machete dal figliastro Nicolas Fini il 29 giugno 2009, alla richiesta del pubblico ministero di archiviazione della denuncia-querela sporta nei confronti dell’ideatore del gruppo Facebook ”Aiutiamo Nicolas Fini a uscire dal carcere” e degli autori dei messaggi li’ pubblicati, per apologia di reato e incitazione all’odio razziale.

Fini uccise Keci con cinque colpi di machete al capo e al collo davanti ai carabinieri intervenuti. L’albanese, 28 anni, che lavorava come muratore, aveva sposato in seconde nozze la madre del giovane, una donna di 39 anni che lui maltrattava. In particolare il Gip ha accolto la tesi dell’avv.Mauro Cavalli, secondo la quale i forum di discussione su internet sono equiparabili a bacheche in luogo pubblico o aperto al pubblico, poiche’ sono strumenti di comunicazione che assumono la loro natura pubblica proprio dal mezzo utilizzato, nel caso internet.

”Il Gip – ha spiegato Cavalli – ha disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero in ordine ai 23 autori già identificati dei messaggi odiosi al fine del proseguimento delle indagini. Le sorelle della vittima esprimono soddisfazione per la decisione del Gip e si augurano che gli autori delle frasi incitanti all’odio razziale, tendenti a giustificare il gesto criminale di Nicolas Fini come necessario, vengano chiamati a giudizio a rispondere delle loro responsabilità. E rilevano che a tutt’oggi Nicolas Fini non ha mai risposto alle richieste di pagamento provvisionale complessiva provvisoriamente esecutiva di 200.000,00 euro, confermando così il suo atteggiamento di assoluta insensibilità al dramma delle sorelle o dei genitori, comunque incolpevoli, della vittima trucidata”.

In primo grado, con l’abbreviato, Fini è stato condannato ad otto anni di reclusione, dopo che il Gup lo aveva riconosciuto affetto da un disturbo temporaneo da stress.