Cronaca Italia

Padova, agente polizia penitenziaria si uccide nel cimitero dove è sepolta la figlia

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Foto Ansa

PADOVA – Un agente di Polizia Penitenziaria che prestava servizio nella Casa Circondariale di Padova si è tolto la vita nel tardo pomeriggio di sabato 24 novembre A, sparandosi con l’arma di ordinanza. A. M. aveva 45 anni ed era sposato con tre figli.

L’uomo si è ucciso all’interno della propria auto parcheggiata sul piazzale del cimitero di Villafranca Padovana, dov’è sepolta una figlia morta 12 anni fa per malattia. Il fatto è avvenuto poco dopo le 19.30 davanti nel cimitero di Villafranca Padovana. L’agente, prima del gesto estremo, aveva svolto regolarmente il suo turno di servizio al carcere Due Palazzi di Padova. Il poliziotto si è ucciso all’interno della sua auto davanti al cimitero. Sul posto sono intervenuti i carabinieri.

A quanto pare poco prima di farla finita il poliziotto ha avuto una lite con la moglie, al termine della quale avrebbe afferrato la pistola d’ordinanza uscendo poi di casa senza dire dove fosse diretto. Alcuni residenti hanno notato il suo corpo riverso sul volante, chiuso dentro la macchina e hanno chiamato il 118 e i carabinieri.

Sconvolti i colleghi che lo conoscevano: l’uomo non aveva mai dato segni particolari di depressione.

Della vicenda ha parlato anche Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE che punta sulle condizioni di lavoro a cui sono sottoposti gli agenti penitenziari:  “Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria”.

Capece sottolinea come sia importante “evitare strumentalizzazioni ma fondamentale e necessario è comprendere e accertare quanto hanno eventualmente inciso l’attività lavorativa e le difficili condizioni lavorative nel tragico gesto estremo posto in essere dal poliziotto. Non può essere sottaciuto ma deve anzi seriamente riflettere la constatazione che negli ultimi 3 anni si sono suicidati più di 55 poliziotti e dal 2000 ad oggi sono stati complessivamente più di 110, ai quali sono da aggiungere anche i suicidi di un direttore di istituto (Armida Miserere, nel 2003 a Sulmona) e di un dirigente generale (Paolino Quattrone, nel 2010 a Cosenza). Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti penitenziari l’Amministrazione Penitenziaria è in grosso affanno e in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta. I poliziotti continuano a suicidarsi, l’Amministrazione Penitenziaria non mette in campo alcuna concreta iniziativa per contrastare il disagio lavorativo e dare un sostegno a chi è in prima linea nelle carceri”.

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