Suicidio in questura a Milano: algerino fermato per un furto si impicca alla grata

di Alessandro Avico
Pubblicato il 24 Agosto 2020 9:09 | Ultimo aggiornamento: 24 Agosto 2020 9:10
Suicidio in questura a Milano: algerino fermato per un furto si impicca alla grata

Suicidio in questura a Milano: algerino fermato per un furto si impicca alla grata (Foto Ansa)

Suicidio in questura a Milano dove un algerino di 43 anni fermato per un furto si è impiccato alle grate della finestra usando la propria maglietta come corda.

Un suicidio in questura a Milano. Perché l’uomo abbia scelto proprio la camera dei fermati della questura resta – e forse resterà – un mistero. L’allarme è scattato poco dopo le 12 di domenica quando gli agenti sono entrati nella camera al piano terra per accompagnarlo al fotosegnalamento. Un’operazione di routine dopo il fermo per furto a bordo di auto. Lo hanno trovato appeso a quelle grate, ormai senza vita.

Questa storia era iniziata circa due ore prima in via Panfilo Castaldi, quartiere Porta Venezia, poco più di un chilometro in linea d’aria dal quartier generale della polizia in via Fatebenefratelli. Il nordafricano, A.B. le iniziali, sorpreso accanto a una serie di auto forzate. Era in compagnia di un potenziale complice, un marocchino di 23 anni.

I poliziotti li hanno fermati e portati in questura per identificarli. Al piano terra, superando il grande cortile della questura, ci sono 4 camere dei fermati. Lì le persone attendono il proprio turno prima di sbrigare le formalità che in genere si concludono con l’identificazione o una denuncia.

Cosa ben diversa sono le camere di sicurezza dove invece vengono trattenuti gli arrestati, hanno protocolli differenti e si trovano in un’altra area.

All’arrivo in questura, le camere di fermati erano vuote e i due presunti ladri hanno potuto beneficiare di una stanza a testa, da soli. Una procedura regolare. Nessuno aveva la minima idea che potesse succedere qualcosa. Anche perché il reato per cui erano stati fermati è considerato di minima entità e se la sarebbero cavata con una denuncia.

Ma dopo un’ora gli agenti sono tornati dall’algerino e lo hanno trovato impiccato. I piedi toccavano completamente terra ma il corpo era abbandonato e tenuto teso per la testa in una posizione innaturale.

Secondo quanto riferito dalla polizia, ha usato la propria maglietta per creare un cappio. Inutili i tentativi di rianimazione sul posto, le manovre sono iniziate troppo tardi.

L’uomo aveva precedenti per piccolo spaccio.

Nessuna storia particolare di criminalità. Non è stato ancora possibile accertare se avesse problemi psichiatrici conclamati o se fosse in cura. Forse, ma è solo una speranza in questa assurda storia, qualche risposta potrà arrivare dall’autopsia che almeno dirà se avesse assunto droghe. Intanto sono state raccolte le immagini del sistema di sorveglianza. (Fonte Ansa).