Tangenti Expo, manca la firma di Robledo. Scontro con Bruti Liberati, nuovo atto

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 Maggio 2014 19:36 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2014 19:36
Tangenti Expo, manca la firma di Robledo. Scontro con Bruti Liberati, nuovo atto

Edmondo Bruti Liberati e Ilda Boccassini

MILANO – Scontro tra pm in procura a Milano, nuovo atto. Solo che questa volta di mezzo c’è la “nuovissima” inchiesta sugli appalti Expo, che ha portato in carcere il manager di Expo 2015, Angelo Paris, Primo Greganti e Gianstefano Frigerio, già protagonisti dell’inchiesta Mani Pulite, e altre persone, tra cui l’ex parlamentare di Forza Italia Luigi Grillo. Il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo non ha vistato gli atti, lamentando di non essere stato messo in condizioni dal procuratore capo Bruti Liberati, “in violazione della normativa”, di fare una valutazione sulla posizione di un indagato. L’inchiesta, inoltre, rientra tra quelle citate da Robledo nell’esposto presentanto al Csm contro Bruti Liberati, accusandolo di irregolarità nell’assegnazione dei fascicoli.

A dividere il procuratore capo e l’aggiunto non è stata soltanto l’impostazione del lavoro sull’indagine relativa agli appalti per Expo. Il fascicolo in questione sarebbe proprio il pomo della discordia, da cui tutto è partito: secondo Robledo, ad essere penalizzato è stato soprattutto il suo Dipartimento specializzato nei reati contro la pubblica amministrazione, a vantaggio – nel caso specifico – della Direzione distrettuale antimafia guidata da Ilda Boccassini. E, sempre secondo Robledo, proprio in relazione a queste indagini non ci sarebbe alcuna competenza della Dda, visto che si tratta “solo di reati della pubblica amministrazione”.

O almeno questo è quanto sostenuto dallo stesso pm nella sua audizione del 14 aprile scorso davanti alla Prima e Settima Commissione del Csm: in quella occasione spiegò di non aver messo il suo visto a tutte le misure dell’inchiesta Expo, pur non scendendo nei dettagli, visto che sull’indagine, ancora in corso, vigeva il segreto investigativo.

Robledo ha spiegato che il suo dissenso inizialmente riguardava la posizione di un indagato per il quale non vi erano, a suo avviso, gli elementi per chiedere una misura cautelare, almeno rispetto a più ipotesi di reato che erano state prospettate (di corruzione e turbativa d’asta). Per questo avvertì il procuratore che senza modifiche non avrebbe messo il visto e così accadde.

“Quando è stata fatta una richiesta di integrazione, proprio su quella posizione, su quella persona – ha raccontato Robledo al Csm – il procuratore mi ha mandato invece il provvedimento e quindi io non sono stato messo (in violazione della normativa, ritengo) in condizioni di fare una valutazione necessaria. Ho scritto al procuratore dicendo che il visto non è stato posto su nessun’altra richiesta di misura cautelare. Chiaramente ho scritto anche alla Boccassini ma anche qui non ho mai avuto il piacere di una risposta”.

Deduzioni e congetture, smentite dalla Boccassini, secondo la quale c’è stata “perfetta sinergia” tra i pm inquirenti. Boccassini ha spiegato che l’indagine sugli appalti Expo è ”una delle numerose costole” dell’inchiesta contro le cosche della ‘ndrangheta “Infinito-Crimine”, partita a luglio 2010, che vedeva coinvolto l’ex direttore della Asl di Pavia Carlo Antonio Chiriaco, poi condannato e ”in contatto con una serie di personaggi politici e manager di ospedali”.

A questo, ha proseguito,

“si è aggiunto poi quello relativo al suicidio di Pasquale Libri, dirigente del settore appalti dell’ospedale San Paolo di Milano, imparentato con un’importante famiglia mafiosa. Le indagini sono state delegate al pm Gittardi, anche per la sua esperienza passata nel contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione”.

Poi, sempre secondo Ilda Boccassini,

“sono venute alla luce ipotesi di reati contro la pubblica amministrazione e io le ho segnalate a Bruti per una sinergia con il secondo dipartimento”, coordinato dall’aggiunto Robledo.

A quel punto, ha aggiunto Boccassini, al pm Gittardi è stato affiancato il pm D’Alessio, che è proprio del secondo dipartimento.

“Da queste indagini è scaturita l’inchiesta che ha portato nei mesi scorsi all’arresto dell’ex consigliere Massimo Guarischi e poi a quest’ultimo filone sull’Expo”.

Per il procuratore Bruti Liberati,

“Robledo non ha condiviso l’impostazione e non ha vistato gli atti, ma prima c’erano state numerose riunioni. L’indagine è rimasta a chi la seguiva, ma io, ha aggiunto, ho informato e ho seguito quotidianamente le indagini”.

Sull’arresto di Angelo Paris, dg di Expo, il procuratore ha spiegato che l’obiettivo della Procura era di capire “se vi fossero dei rami da tagliare, e che questo venisse fatto nel più breve tempo possibile”.

“Abbiamo reciso nel più breve tempo possibile i rami malati – ha spiegato Bruti – proprio per consentire a Expo di ripartire al più presto”.