Tangenti Sesto: chiuse le indagini per Penati e altri 22

Pubblicato il 6 Giugno 2012 14:56 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2012 11:20

Filippo Penati (Lapresse)

MILANO – La procura di Monza ha chiuso alcuni filoni dell’indagine per presunte tangenti sulle aree ex Falck e Marelli in vista della richiesta di rinvio a giudizio di Filippo Penati, altre 21 persone e una società. Le accuse a vario titolo sono concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. I pm ipotizzano un sospetto giro di tangenti sulle aree ex Falck e Marelli con pagamenti ai Ds a livello locale e la restituzione nel corso del tempo del denaro, si ipotizza avvenuta in modo illecito, a chi, quando Filippo Penati era sindaco di Sesto San Giovanni, ha alimentato le casse del partito e che, in cambio, sarebbe stato pure favorito nella sua attività imprenditoriale. E poi finanziamenti ritenuti irregolari di “Fare Metropoli”, l’associazione culturale costituita dall’ex primo cittadino diventato Presidente della Provincia di Milano, per le sue due ultime campagne elettorali.

E’ un complicato intreccio di vicende, quasi tutte collegate tra di loro, quello che emerge dalla chiusura di alcuni dei capitoli dell’inchiesta sul “sistema Sesto”. Tra i destinatari, oltre a Penati che si è sempre dichiarato innocente, ci sono il suo ex braccio destro Giordano Vimercati, l’ex segretario generale della Provincia di Milano Antonino Princiotta, l’imprenditore Piero Di Caterina – colui che avrebbe finanziato il partito salvo poi aver chiesto indietro il denaro a Penati –  il vice presidente del Consorzio Cooperative Costruttori Omer Degli Esposti, l’amministratore del gruppo Gavio Bruno Binasco, l’architetto Renato Sarno, l’ex amministratore delegato di Milano Serravalle Massimo Di Marco.

E ancora l’ex presidente di Bpm Massimo Ponzellini, il presidente della Banca di Legnano Enrico Corali, i due imprenditori Enrico Intini e Roberto De Santis, Agostino Spoglianti, ai vertici del gruppo Sina e Marco Gadaleta e Paolo Golzio amministratori di Energia e Territorio e di Energrid. Questi ultimi fanno parte di coloro che avrebbero versato contributi in modo irregolare a ”Fare Metropoli” l’associazione definita ”mero schermo destinato ad occultare la diretta destinazione delle somme, per un totale di 360 mila euro, a Penati in vista delle elezioni provinciali e regionali del 2009 e del 2010″.

Oltre a quello di ”Fare Metropoli’, i filoni di indagine chiusi riguardano un presunto giro di mazzette sulle aree ex Falck e Marelli – il costruttore Giuseppe Pasini avrebbe versato in cambio di permessi edilizi 4 miliardi di lire su 20 che gli sarebbero stati chiesti –  con l’obbligo di coinvolgere le coop e la restituzione a Di Caterina, per conto di Penati, di parte dei ”finanziamenti e pagamenti” al partito locale. Si tratterebbe, secondo gli inquirenti, di 3,5 mln tra il 1997 e il 2003, e non meno di 50 mila euro tra il 2008 e il 2009, tramite una “finta caparra di 2 milioni di euro versata nel 2008 dal gruppo Gavio in seguito a una fittizia compravendita di un immobile”.

Tale cifra, per gli inquirenti, sarebbe stata prelevata dai 14 milioni di ”profitto illecito” incassati da Codelfa, società sempre del gruppo Gavio, per la realizzazione della terza corsia della Milano-Genova (A7). E sempre nell’ambito della restituzione delle presunte tangenti versate da Di Caterina rientra , come si legge nel capo di imputazione, la delibera di tre anni fa della Provincia di Milano che avrebbe favorito la sua impresa di trasporti, la Caronte, nella distribuzione dei proventi finanziari del Sitam, il Sistema Intergrato Tariffario Area Milanese, e l’acquisto da parte di palazzo Isimbardi di un’immobile in via Varanini, nel capoluogo lombardo, di proprietà sempre della Caronte.

Restano invece aperti i capitoli dell’indagine che riguardano le irregolarità nella compravendita delle azioni della Milano Serravalle, alcuni atti di gestione della società autostradale e vicende minori al Comune di Sesto.