Tangenti e sistema Sesto: dopo Penati anche Vimercati dai pm

Pubblicato il 13 Ottobre 2011 0:18 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2011 0:19

MILANO – Dopo Filippo Penati anche il suo ex braccio destro Giordano Vimercati chiede di essere interrogato. E così l’ex capo di Gabinetto della Provincia di Milano, anche lui tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Monzasu un presunto giro di tangenti legate alle aree ex Falck e Marelli, è stato convocato dai pm Walter Mapelli e Franca Macchia. L’appuntamento è per venerdì mattina.

Vimercati, con l’interrogatorio concordato con la Procura dal suo difensore, l’avvocato Luca Troyer, mira a chiarire la sua posizione in quanto si ritiene estraneo ai fatti: non avrebbe mai preso tangenti e nulla c’entra con l’affaire Milano-Serravalle. E men che meno avrebbe avuto a che fare con l’operazione immobiliare per cui tramite il manager del gruppo Gavio Bruno Binasco (indagato), furono versati, secondo gli inquirenti e la Gdf, per conto di Penati a Piero Di Caterina a titolo di “finta caparra”, due milioni di euro come restituzione di “finanziamenti” versati dal 1994 al 2003 dall’imprenditore.

Di Caterina, insieme al costruttore Giuseppe Pasini, ha denunciato alla magistratura di aver pagato mazzette a Penati e a Vimercati, quando il primo era sindaco di Sesto San Giovanni e l’altro il suo braccio destro, per ottenere permessi sia nel settore immobiliare sia in quello dei trasporti. Dunque, l’ex capo di Gabinetto a Palazzo Isimbardi nell’era Penati, si difenderà raccontando la sua verità. E questo anche rispetto alle dichiarazioni rese domenica scorsa dall’ex presidente della Provincia – con cui Vimercati avrebbe interrotto i rapporti dal 2006 – , che lo ha tirato in ballo durante il lungo faccia a faccia con i pm: sarebbe stato lo stesso Vimercati, ai tempi, ad occuparsi delle ”questioni logistiche” e ”di supporto” del partito a ”livello locale” e, dunque, anche dei contributi per le iniziative del Pds di Sesto San Giovanni.

Ma la richiesta di Vimercati di essere interrogato va soprattutto letta, come è successo per Penati, in vista dell’udienza del prossimo 21 ottobre davanti al Tribunale del Riesame di Milano: è in programma la discussione del ricorso – tecnicamente si chiama appello – dei pm contro il provvedimento con cui il gip Anna Magelli, lo scorso 21 agosto, aveva respinto la richiesta di arresto per i due, accusati dalla Procura di concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. In carcere finirono solo l’ex assessore sestese Pasqualino Di Leva e l’architetto Marco Magni. Proprio per l’atteggiamento processuale di Penati, che quattro giorni fa per otto ore e mezza, ha voluto rispondere alle domande dei pm, respingendo le accuse ma, pare, fornendo un contributo alle indagini (sono in corso accertamenti), la Procura sta valutando l’ipotesi di rinunciare al ricorso con cui ha insistito per la richiesta di arresto.