Taranto, Cgil: call center usa 007 per pedinare dipendenti

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 Novembre 2015 19:53 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2015 19:54
Taranto, Cgil: call center usa 007 per pedinare dipendenti

Taranto, Cgil: call center usa 007 per pedinare dipendenti

TARANTO – Un’azienda di call center che usa investigatori privati per controllare i dipendenti. E’ quello che dice una denuncia del sindacato Cgil a proposito della Teleperformance di Taranto: “La multinazionale di call center ha deciso di utilizzare investigatori privati per controllare i dipendenti in malattia. Riteniamo tutto questo fuori legge e contrario alla normativa vigente, oltre che lesivo della privacy e della dignità dei lavoratori”.

A dirlo è Andrea Lumino, segretario generale della Slc Cgil riferendosi all’azienda Teleperformance, che a Taranto occupa 1600 dipendenti diretti e circa mille a progetto. Il sindacalista cita un episodio che ha visto protagonista una operatrice del call center, la quale ha dovuto chiamare la polizia, spaventata da un’auto che si era appostata davanti alla sua abitazione e poi l’aveva seguita.

Grazie agli agenti, spiega Lumino, “ha scoperto che non erano malintenzionati, ma degli investigatori privati assoldati dall’azienda per cui lavora che tentavano di scoprire se la donna fosse davvero in malattia oppure no”. Qualche giorno dopo la lavoratrice “si è ritrovata destinataria di un provvedimento disciplinare – racconta il segretario della Slc – per una presunta infrazione commessa dopo il termine dell’orario di reperibilità per la malattia”.

Ma la “vera sorpresa l’ha amaramente avuta quando l’azienda, dopo le che la donna aveva fornito e le sue spiegazioni e informato dell’intervento della polizia in conseguenza del suo stato di agitazione, le ha risposto scrivendo ‘prendiamo atto di quanto da lei comunicato in ordine alla sua richiesta di intervento della polizia, riservandoci ogni azione a tutela dei nostri diritti, ove da ciò derivassero conseguenze pregiudizievoli per nostra società’. Oltre il danno – conclude Lumino – anche la beffa. Abbiamo deciso di denunciare tutta la vicenda prima alla Procura della Repubblica e poi all’intera opinione pubblica”.