Tatuaggi e Polizia: quando tollerati, quando no. Il cuoricino di Arianna: sul polso no

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Agosto 2020 12:23 | Ultimo aggiornamento: 20 Agosto 2020 12:23
Tatuaggi e Polizia sono compatibili?

Tatuaggi e Polizia, quando sono tollerati (Ansa)

Perché Arianna Virgolino, giudicata inidonea e quindi espulsa dalla Polizia per un cuoricino tatuato sul polso, non può fare la poliziotta?

A prescindere dal caso in questione – il cuoricino è stato rimosso col laser ma non è bastato – la vicenda, se cioè tatuaggi e polizia siano compatibili, offre spunti interessanti di riflessione.

E di apprensione. Anche perché riguarda la possibilità o meno, per un popolo di tattooed, di accedere a concorsi importanti come quello per un posto nelle Forze Armate e di Polizia.

Arianna è stata giudicata inidonea dal Consiglio di Stato che ha ribaltato la sentenza del Tar. Non può indossare la divisa per “demeriti estetici”, locuzione che lascia un po’ perplessi.

Sembra una questione di gusto – è brutto -, forse vuole riferirsi a una certa disfunzionalità di immagine – non c’entra con la divisa. 

Meno tortuosa, seppure severa, l’applicazione alla lettera del principio che i tatuaggi non devono essere visibili: sul polso, come sul volto o sul collo, non sono tollerati.

Per militari e agenti potrebbe, fra l’altro, darsi l’esigenza di conservare anonimato e non riconoscibilità per ragioni di servizio.

Polizia e tatuaggi, cosa dice la Direttiva sulla Regolamentazione

La normativa che disciplina la materia è contenuta nella Direttiva sulla Regolamentazione dell’applicazione di tatuaggi da parte del personale militare del 26 luglio 2012,

All’articolo 2 i casi in cui i tatuaggi non sono tollerati.

“Sono motivo di inidoneità quando, per la loro sede o natura, siano deturpanti o, per il loro contenuto, siano indice di personalità abnorme”.

“Abnorme”, concetto e linguaggio un po’ lombrosiani, dobbiamo immaginare qualche disagio, come dire, morale.

Quelli tollerati non devono essere visibili quando si indossa la divisa. Quindi non su mani, polsi, collo e volto. Il contenuto deve essere adeguato al ruolo che si vuole ricoprire.

E cioè si possono avere tatuaggi per esempio sul petto, ma il loro contenuto, grafico e iconografico, è suscettibile di giudizio, può essere motivo di esclusione del candidato.

Disegni osceni, con riferimenti sessuali, razzisti, o che possano portare discredito alle istituzioni sono motivo di esclusione. La Direttiva fa riferimento a termini valoriali – pudore, decenza, decoro, convenienza – in evoluzione continua.

Il cuoricino tatuato sul polso di Arianna

Ma il cuoricino? Il problema è il polso, lì non ci si tatua. Sì, ma Arianna l’ha fatto sparire, è rimasta solo una piccola cicatrice? 

La normativa prevede regole stringenti sui “tempi” di rimozione: deve essere fatta per tempo, prima del concorso.

Inoltre, non è possibile la riammissione al medesimo concorso dopo essere stati scartati per la presenza di tatuaggi.

Durante un controllo medico di routine le vengono poste domande sulla cicatrice che ha sul polso, unica traccia del tatuaggio che ha dovuto rimuovere per entrare in Polizia.

“Ho preferito essere corretta e parlare del tatuaggio che era ormai sparito. Ciò che ho ottenuto è di essere messa alla porta”. 

Augurandole di vincere gli ultimi ricorsi (al Consiglio di Stato e semmai alla Corte Europea), sembra che Arianna abbia rimosso il cuoricino sul polso dopo il concorso. (fonte Repubblica)