Tav, binario morto: ancora uno stop all’Osservatorio

Pubblicato il 8 Gennaio 2010 12:08 | Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2010 12:11

No Tav in corteo a Torino

Ancora uno stop per la Tav, la linea ad alta velocità che dovrebbe collegare Torino e Lione passando per la Val di Susa. Giovedì 7 gennaio si è tenuta un’altra riunione dell’osservatorio (sono 116 i breefing indetti dal 2006, anno in cui è stato costituito), senza che, come già accaduto altre 115 volte,  si arrivasse ad un nulla di fatto. Il tempo, però, stringe ed entro il 31 gennaio bisogna consegnare a Bruxelles un progetto per i lavori da effettuare.

Da un lato del tavolo c’era Mario Virano, il commissario incaricato dal governo per sbloccare la situazione, dall’altro, proprio di fronte a Virano c’era Sergio Plano, freschissimo di nomina alla presidenza della Comunità Montana di Valsusa e da sempre fiero oppositore della Tav.

Non c’erano, invece, alcuni dei diretti interessati, i due tecnici della Bassa valle. Angelo Tartaglia, uno dei due, è stato netto e ha detto di ritenere di non poter più rappresentare il territorio; più sfumato Andrea De Bernardi, che ha scelto di inviare un messaggio: «E´ opportuno che la situazione sia chiarita dal punto di vista politico». Presenti invece i due tecnici dell´Alta valle e della Valsangone, che hanno ribadito la loro volontà di accettare la proroga del mandato avuto da Regione e Provincia.

Al termine dell’incontro Virano si è limitato a «prendere atto della situazione» e ha annunciato la sua decisione: «Vado a Roma a parlare con Gianni Letta per dirgli che non ci sono le condizioni per andare avanti e che questa è una presa in giro che rischia di costare miliardi all’Italia». Il commissario, su Plano è caustico:  «Se ci si siede al tavolo solo per dire che non si discute e che non frega nulla delle scadenze europee allora non c’è nulla da fare».

Plano, in teoria, non aveva titoli per intervenire ad una riunione squisitamente tecnica. Invece è arrivato prima di Virano e ha chiesto di partecipare. Un segnale di presenza e, soprattutto un modo per sottolineare che per lui l’Osservatorio è morto e bisogna cominciare da zero. Virano, dal canto suo, ha cercato di spiegare che, in caso di mancato accordo sul tracciato della Tav nei tempi previsti la palla passa alle Ferrovie che faranno di testa loro, senza tener conto delle istanze del territorio.  Con buona pace anche dei rimborsi che i comuni della valle attraversati dalle ferrovie hanno già iniziato, o dovranno incassare.

Il presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, è stata categorica: “La Tav s’ha da fare, i lavori devono riprendere”. Ad oggi, però, mancano ancora tutte le premesse.