Cronaca Italia

Terremoti, esperti Ingv preoccupati: “Tutta l’Italia trema e non si ferma…”

Terremoti, esperti Ingv preoccupati: "Tutta l'Italia trema e non si ferma..."

Terremoti, esperti Ingv preoccupati: “Tutta l’Italia trema e non si ferma…”

ROMA – L’intera Italia trema e i terremoti non si fermano. Solo nel 2013 sono stati oltre 21mila i terremoti, un numero superato solo nel 2009, quando furono 26mila. Gli esperti dell’Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, sono preoccupati. Gli sciami sismici nelle zone a rischio aumentano, le scosse sono sempre più forti, con l’ultima di magnitudo 4.2 registrata il 20 gennaio tra Caserta e Benevento. Enzo Boschi, ex direttore dell’Ingv, non esclude l’arrivo di scosse più forti. E i sismologi Ingv sono preoccupati, spiega Alessandro Amato: “Nella storia è capitato più volte che si verificassero periodi di maggiore attività, con terremoti forti e più frequenti, e più sequenze attive nello stesso tempo”.

Amato ha spiegato all’Ansa che scosse come quella di Caserta, avvertita fino in Molise, possono essere un campanello d’allarme per terremoti ancor più potenti:

“Quasi tutte le sequenze in atto sono avvenute in zone che in passato hanno visto terremoti molto forti. Per questo potremmo considerare le sequenze in atto coma una sorta di campanello d’allarme: un segnale per sollecitare ulteriormente la messa in sicurezza degli edifici anche nei periodi in cui non c’è un’emergenza e il terremoto sembra un’eventualità lontana”.

Quello attuale è sicuramente un periodo attivo: basti pensare che nel 2013 in Italia ci sono stati 21.369 terremoti e tre le principali sequenze sismiche in atto: nei Monti del Matese, a Gubbio e a Messina:

“Sul Matese l’Ingv sta rilasciando alla Protezione Civile un aggiornamento quotidiano, mentre l’aggiornamento sulle altre due sequenze è settimanale”.

Aggiornamenti mensili riguardano poi altre cinque sequenze attive, la cui frequenza e intensità va diradando: sono quelle ancora attive in Emilia, nella zona del Monte Conero, in Lunigiana e Garfagnana, nel golfo di Patti e nel Pollino. A queste sequenze quelle ancora più diradate nel tempo e meno intense, ma comunque ancora attive: sono almeno 15 e comprendono quelle di Pistoia, della zona di Crotone, Bronte, Cuneo, Garda e Montefeltro, conclude il sismologo Amato:

“Si calcola che oltre il 70% della sismicità italiana sia organizzata in sequenze. Tra repliche di forti terremoti e sciami sismici, ossia sequenze disordinate nelle quali gli eventi principali sono distribuite casualmente nel tempo”.

Negli ultimi anni, ha spiegato poi Amato,

“abbiamo avuto in media oltre 40 sequenze ogni anno in Italia e, ad eccezione del caso dell’Aquila nel 2009, tutte si sono esaurite dopo settimane o mesi senza dar luogo a forti terremoti. L’analisi dei cataloghi storici in Italia indica che ci sono stati periodi con terremoti più forti e frequenti e che ci momenti in cui l’attività sismica è stata decisamente più intensa di quella attuale”.

Condizione già osservata in passato, ad esempio tra fine ‘600 e inizio ‘700, conclude Amato:

“A livello di rilascio di energia sismica è stato come avere ogni anno e per 20 anni consecutivi quattro terremoti come quello dell’Aquila del 2009, tutti nel Centro-Sud”.

I più disastrosi sono avvenuti nel 1688 nei Monti del Matese, nel 1693 nella Sicilia orientale, nel 1694 in Irpinia, nel 1703 a Norcia e all’Aquila, nel 1706 a Sulmona.

 

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