Terremoto L’Aquila: ricostruzione a rilento, 70% degli aquilani depressi

Pubblicato il 1 Aprile 2012 14:40 | Ultimo aggiornamento: 1 Aprile 2012 14:45

L'AQUILA – A tre anni dal terremoto che il 6 aprile devasto' L'Aquila e altri 56 comuni del circondario, causando 309 morti, circa 2.000 feriti e la distruzione di un ingente patrimonio architettonico, la ricostruzione procede ancora a rilento, con 21.731 persone ancora assistite (16 mila in meno rispetto al 2011).

Ma l'impegno assicurato dal Governo Monti, nonostante l'assenza di certezze su ''quando'' la situazione tornera' normale, sembra avere restituito un poco di fiducia a una popolazione provata. Mentre migliaia di aquilani continuano a vivere in 19 ''new town'', risulta ancora difficile ricostruire il tessuto sociale, con conseguenze a livello psicologico, come emerso da un' indagine del Programma di supporto psicosociale e tutela della salute mentale per l'Emergenza sisma (Spes): il 70% degli aquilani e' affetto da una depressione silente che provoca una costante sensazione di tristezza, apatia, scoraggiamento e insoddisfazione.

Se gran parte dei terremotati si era detta delusa dal Governo precedente, l'esecutivo Monti – pochi giorni fa hanno visitato L'Aquila il premier e alcuni ministri – sembra aver ridato un pizzico di fiducia ai cittadini, frastornati dalle tante ordinanze di questi anni e dai lavori che non partono anche per una burocrazia troppo lenta e farraginosa. Il senso della nuova politica di gestione post-terremoto e' contenuto nella relazione ''La ricostruzione dei Comuni del cratere aquilano'', presentata dal ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca: ''normalizzazione e velocizzazione''; niente di ''rivoluzionario'', ma ''informazione, programmazione, comunicazione, semplificazione e rigore''.

Le risorse finanziarie stanziate per gli interventi, rileva la relazione di Barca, sono di 10,6 miliardi (circa 2,9 relativi all'emergenza e 7,per la ricostruzione). Solo parte delle risorse e' stata gia' erogata: ad oggi risultano ancora da utilizzare 5,7 miliardi e secondo molti la somma sarebbe insufficiente.

La domanda che migliaia di terremotati, dopo tre anni, continuano a porsi e': quando potremo tornare a casa? In un processo di ricostruzione tutt'altro che semplice, i problemi riguardano principalmente le case classificate 'E', ovvero quelle gravemente danneggiate. Nel solo capoluogo sono state presentate 8.881 richieste di indennizzo e solo in 2.712 casi sono stati concessi contributi definitivi.

''Attendiamo almeno altre ottomila pratiche – afferma l'assessore comunale alla Ricostruzione, Piero Di Stefano – relative ad edifici del centro storico dove i lavori, nella maggior parte dei casi, non sono partiti. La criticita', in questo momento, e' il sistema di gestione delle pratiche, inadeguato, considerati i numeri di questo terremoto''.

Ovviamente soffre anche l'economia: secondo uno studio della Confartigianato, all'Aquila 500 microimprese commerciali ed artigianali, in gran parte del centro storico, non sono ancora riuscite a ricollocarsi e circa 1.550 attivita' sono a rischio chiusura.

Dopo delusioni, ritardi e indagini su infiltrazioni della criminalita' organizzata nella gestione degli appalti, si fa strada anche l'idea di una ''smart city'' che e' vista con interesse dal Governo: il Forum Ocse ''Abruzzo verso il 2030, sulle ali dell'Aquila'', organizzato in collaborazione con Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, ha infatti presentato un progetto ecosostenibile di ricostruzione che punta su energie pulite, Internet, nuovi materiali. Una delle tante speranze alle quali si aggrappano i terremotati.