Terremoto, i danni nelle nuove casette Sae a Pieve Torina

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 aprile 2018 11:04 | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2018 11:59
terremoto sae pieve torina

Una delle casette Sae dopo il terremoto di questa notte a Pieve Torina (foto facebook di Antonella Paganelli)

ROMA – Una scossa di terremoto di magnitudo 4.6 è stata registrata alle ore 5.11 di oggi, martedì 10 aprile, con epicentro a due chilometri da Muccia – dove è stato lesionato il piccolo campanile della Chiesa del ‘600 Santa Maria di Varano – ed ipocentro a nove chilometri di profondità.

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Tanti gli abitanti della zona che hanno deciso di uscire di casa per evitare pericoli. La scossa è stata chiaramente avvertita nella zona a nord-est dell’epicentro, nelle province di Macerata, Ancona, Pesaro, in Umbria, in parte della Toscana, nel Lazio (in particolare nel reatino) e, in modo lieve, a Roma.

Non si registrano feriti, ma i sindaci della zona parlano di “danni”.

“Qui la gente è stremata per le continue scosse, non ce la fa più – racconta a Today Francesco Pastorella del Comitato Terremoto Centro Italia -. Se non diamo supporto psicologico con azioni concrete tese alla ripartenza economica e alla ricostruzione non riusciremo a sopportare questo stress quotidiano”.

Pastorella sottolinea i danni evidenti alle casette Sae di Pieve Torina: “Le soluzioni abitative d’emergenza sono di scarsa qualità, è crollato anche un muretto di contenimento delle Sae, appena fatto. I problemi sono anche psicologici: anche se nelle Sae le persone sono quasi al sicuro, non ce la fanno più. Bisogna intervenire a supporto, perché qui la gente sta letteralmente impazzendo”.

Nelle chat delle associazioni e dei comitati di terremotati già circolano le immagini di quanto resta dopo le varie scosse che si sono susseguite nella notte. Il quotidiano Il Giornale ne ha ricevute due che riguardano due Sae nel maceratese.

Le immagini (che potete trovare a questo link) mostrano le cucine divelte dalla scossa più forte di questa notte. Nella prima, i pensili crollati sopra le stoviglie della cena poggiate nel lavello. Nell’altra le stoviglie a terra, i vetri divelti, le pentole rovesciate e la cappa divelta e riversata sui fornelli.

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