Travi, pilastri e una cerniera: ecco perché i capannoni non reggono

Pubblicato il 30 Maggio 2012 9:19 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2012 16:04

MODENA – Travi, pilastri e una cerniera per tenerli insieme. Sopra, il tetto. Niente saldatura. Gli americani li chiamano “shoe box” e in effetti i capannoni molto hanno in comune con le scatole delle scarpe. Strutture semplici ed essenziali, tirate su in quattro e quattr’otto per far spazio ad aziende e lavoratori. Strutture però, come abbiamo visto in Emilia Romagna, fragilissime davanti a un terremoto. Dei morti di questi terremoti, quello del 20 e quello del 29 maggio, buona parte sono operai e ingegneri, impiegati e padroni di questi capannoni.

La semplicità di queste strutture è stata la condanna per decine di persone. I capannoni solitamente sono fatti di pilastri su cui poggiano travi orizzontali: a tenerli insieme una forcella, non una saldatura. Sulle travi poggia un tetto di copertura. Di solito reggono bene al carico verticale ma hanno scarsa elasticità per sopportare le spinte di un terremoto, che sono invece oscillatorie orizzontali. Se poi questi pilastri sono fatti di cemento non può esserci una saldatura con la trave. Nel caso siano d’acciaio i pilastri reggono meglio. Ma in caso di terremoto il rischio crollo è alto.

Sono 700mila i capannoni in Italia, 80mila solo in Emilia Romagna. Strutture che in alcuni casi si sono “accartocciate” con un terremoto nemmeno dei più violenti. Il fatto è che, prima del 2003, il pezzo di Emilia dove c’è stato il terremoto non era considerato zona a rischio e i capannoni sono stati costruiti di conseguenza. Spiega il Corriere della Sera che nel 2003 viene aggiornata la cartina del rischio, cartina che in realtà era pronta già nel 1999 dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia. Quattro anni di ritardo nell’aggiornamento che però hanno visto una sorta di “bolla dell’economia del capannone”. Nel 2001 la legge Tremonti bis incentiva fiscalmente le aziende che investono in “beni strumentali”. Capannoni, essenzialmente. In quegli anni ne vengono tirati su parecchi al Nord. E la cartina del rischio non era stata aggiornata.

Ora i capannoni costruiti in quegli anni di “boom” sono troppi. Molti sono vuoti. Un problema, al Nord, tanto che la leghista Manuela Dal Lago propose di trasformarli in veri e propri bordelli: “Vista la crisi in corso potrebbero essere riadattati per il mercato del sesso”.

”Tutti si aspettano che noi verifichiamo come sono stati realizzati questi manufatti industriali che sono crollati. Capannoni effettivamente brutti, ma sono stati fatti almeno in modo robusto? Ovviamente non abbiamo nessun indagato, però dobbiamo verificare. Se poi dovessimo accertare che sono stati fatti con prefabbricati al risparmio, allora sarebbe davvero un modo di fare politica industriale sbagliato, perche’ poi i prezzi che si pagano sono molto piu’ alti del risparmio ottenuto”. Il Procuratore di Modena Vito Zincani, un magistrato esperto – che ad esempio si è occupato di terrorismo negli ‘anni di piombo’ e che ha retto la Procura di Parma nella fasi calde dell’inchiesta Parmalat – ha avviato una inchiesta relativa alle vittime dei crolli avvenuti in provincia a causa del sisma di ieri.

”E’ una ipotesi che dobbiamo prendere in considerazione – spiega all’Ansa -, l’ipotesi investigativa su cui dobbiamo esercitarci è questa”.    ”Il terremoto per intensita’ non e’ di quelli distruttivi, a detta degli esperti – spiega ancora Zincani -. Difatti la gran parte dei manufatti recenti ha resistito. La domanda e’ questa: se sono crollati manufatti secolari non possiamo fare niente, ma se sono crollati manufatti costruiti pochi anni fa perche’ sono crollati? Questa e’ una ipotesi investigativa che e’ davanti ai nostri occhi, perche’ la pianura padana l’abbiamo davanti ai nostri occhi. Questi manufatti industriali come sono stati fatti?”

L’indagine è affidata ai sostituti procuratori Maria Angela Sighicelli e Luca Guerzoni. Le ipotesi di reato, ancora in corso di valutazione, sono omicidio colposo plurimo, lesioni personali colpose – viene valutato anche il disastro colposo – e poi la violazione delle norme edilizie. Per ora i magistrati stanno raccogliendo le informazioni provenienti dalle forze dell’ordine relative alle persone estratte, al luogo dove sono state estratte e all’orario, alla posizione in cui erano. Verranno aperti fascicoli singoli che poi saranno raggruppati in base alla comune localizzazione.

”Sarà una indagine molto lunga – dice ancora il Procuratore -, serviranno pure delle perizie tecniche per capire come si e’ propagata l’onda sismica”.