I segni del terremoto in Emilia, non solo case crollate: psicofarmaci +30%

Pubblicato il 4 ottobre 2012 11:49 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2012 11:49

Terremoto in EmiliaREGGIO EMILIA – Aumenta l’uso di psicofarmaci nelle zone dell’Emilia colpite dal terremoto dello scorso maggio, facendo registrare un picco del 30% negli ultimi 4 mesi. A sottolinearlo è Nunzio Borelli, responsabile della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) per il distretto di Mirandola, in occasione del congresso della Federazione in corso a Villasimius.

”In questi ultimi 4 mesi – spiega Borelli – abbiamo registrato un preoccupante aumento di circa il 30% per il consumo di psicofarmaci nella popolazione a causa del trauma subito”. Inoltre, prosegue l’esperto, ”abbiamo anche rilevato un aumento del 15% delle demenze tra gli anziani e, in generale, un aumento delle sindromi depressive”.

Il problema, afferma il medico, è che ”molta gente non ha più lavoro, e in una regione che fa il 20% del Pil italiano è difficile oggi affrontare una situazione che vede oltre 17 mila persone in cassa integrazione”.

A 4 mesi dal sisma inoltre, 6 medici di famiglia su 10 nei comuni più colpiti, da Mirandola a Finale Emilia, visitano ancora nei container non essendo potuti rientrare nei propri studi. ”Ad oggi – spiega Borelli – il 60% dei medici di famiglia dei comuni colpiti sono ancora nei container. La situazione è drammatica: non sappiamo infatti quando potremo rientrare nei nostri studi e ambulatori. Gli studi non sono a tutt’oggi agibili, ma attengono alla classe E, per la quale non si è ancora deciso cosa fare”.

“Il risultato – sottolinea il medico – è che a 4 mesi dal sisma circa 60 mila persone sono costrette a farsi visitare in caso di bisogno all’interno di un container”. Grave è anche la situazione negli ospedali: ”Considerando gli ospedali di Mirandola, Carpi, Finale Emilia ed il Policlinico di Modena, complessivamente sono stati persi 700 posti letto a seguito della inagibilità dei reparti a causa del sisma. Tra i reparti più colpiti, anche quelli di cardiologia e ostetricia, e i pazienti sono dirottati verso altri comuni”.

Ad oggi inoltre, rileva Borelli, ”ancora 500 anziani vivono fuori dalle proprie case, accolti in alberghi. Di questi, 111 erano precedentemente ospitati in strutture di ricovero”.