Cronaca Italia

Terremoto, gli aquilani accusati di averci guadagnato: Tancredi, Placidi…

La prima pagina del Centro

La prima pagina del Centro

L’AQUILA – Tangenti e case in cambio di appalti. L’onda nera della ricostruzione dell’Aquila continua a gonfiarsi di indagini e scandali e travolge tutti, anche il vicesindaco. Questa volta a ridere, alle spalle dei morti, alle spalle dei terremotati, erano alcuni aquilani (più o meno) eccellenti.

Il Centro stila l’elenco:

Pierluigi Tancredi, 60 anni, attuale dirigente dell’Asl numero 1, ex assessore di centrodestra e all’epoca consigliere comunale delegato per il recupero dei beni artistici; Vladimiro Placidi, 57, ex assessore comunale alla ricostruzione; Daniela Sibilla, 38, dipendente del Consorzio beni culturali; Pasqualino Macera, 56, imprenditore abruzzese. Indagati, oltre all’ex vice sindaco, anche Mario Di Gregorio, 45, direttore del settore ricostruzione del Comune, abrizio Menestò, 65, ingegnere di Perugia, e Daniele Lago, 40, imprenditore di Bassano del Grappa, Ad della Steda Spa.

In totale otto indagati, dei quali quattro già agli arresti domiciliari. Questo è in sintesi il risultato dell’operazione “Do ut Des”.

Tra gli indagati anche Roberto Riga, vicesindaco dell’Aquila, all’epoca dei fatti assessore all’urbanistica. Le accuse, per loro, per gli aquilani (più o meno) eccellenti variano da millantato credito a corruzione, da falsità materiale e ideologica a appropriazione indebita. Tredici le perquisizioni, svolte presso alcune ditte, abitazioni private e dentro gli uffici del Comune dell’Aquila.

Scrive il gip Gargarella (fonte Repubblica): “L’amministratore della Steda spa ha riferito che uno degli appalti che gli vennero ‘offerti’ riguardava quello relativo all’esecuzione delle opere provvisionali di messa in sicurezza di un immobile della dottoressa Sabrina Cicogna, medico presso l’ospedale dell’Aquila. Dalle dichiarazioni del Lago emerge che l’assegnazione di quell’intervento gli venne garantita oltre che da Tancredi, anche da Riga, vicesindaco de L’Aquila”.

E per ottenere quell’appalto, riporta Repubblica “a Lago fu chiesto di finanziare con un contributo elettorale di 5mila euro il partito politico La Destra, di cui la Cicogna era esponente locale”.

L’entità delle presunte tangenti contestate, scrive il Centro “è di 500 mila euro, mentre è stata accertata l’appropriazione indebita, attraverso la contraffazione della documentazione contabile, da parte di alcuni indagati, della somma di 1 milione 268 mila euro, relativa al pagamento di alcuni lavori”.

Riga si è dimesso, Massimo Cialente, il sindaco dell’Aquila, il sindaco della ricostruzione giura stupore: “Mi sento tradito” dice ai cronisti.

“Sto malissimo, mi sento tradito, perché ho sempre raccomandato a tutti la massima trasparenza e il rispetto della legge”, è lo sfogo di Massimo Cialente. “Avevo nominato Placidi – ha proseguito Cialente – per le sue capacità tecniche perché in quei drammatici momenti mi serviva un tecnico ed ho scelto lui in quanto direttore generale del Consorzio beni culturali, istituzione della quale il Comune è il maggiore azionista. In riferimento a Tancredi avevo pensato a lui come consigliere comunale di opposizione, la sua delega è stata mantenuta per soli due giorni in seguito alla levata di scudi in seno alla maggioranza. Poi Tancredi si dimise perché mi disse che voleva lavorare nella ricostruzione come agente per la ricerca di appalti. Sibilla è una sua collaboratrice, gli altri non li conosco”.

“Un sistema corruttivo” lo definisce il Centro e le basi del malaffare erano proprio al Comune, negli uffici tecnici. Il sistema era semplice: gli imprenditori per ottenere gli appalti pagavano tangenti, regalavano case, i m.a.p. (moduli abitativi provvisori) quelli che in teoria dovevano essere messi a disposizione dei terremotati.

Maurilio Grasso, il dirigente della squadra mobile, ieri in conferenza stampa, ha definito il “sistema corruttivo”:

“Era un sistema consolidato. In un anno di indagini abbiamo verificato che era utilizzato dagli indagati come una vera e propria attività per poter riuscire a ottenere appalti di favore e tangenti”.

Tangenti pagate in contanti, scrive AbruzzoWeb: “con consulenze fittizie e addirittura con moduli abitativi provvisori come nel caso di Pierluigi Tancredi, all’epoca dei fatti consigliere comunale e delegato comunale per la ricostruzione, poi dimessosi da entrambe le cariche, al quale la Steda ha dato cinque moduli abitativi provvisori ancora da montare che secondo l’accusa Tancredi avrebbe rivenduto ricavandone 200 mila euro”.   E’ Tancredi infatti “oltre a farsi consegnare dalla Steda del denaro per il suo aiuto, a chiedere e ottenere – secondo la Procura – attraverso una società creata ad hoc per incamerare i proventi illeciti – anche cinque Map, cinque ‘Moduli abitativi provvisori’, del valore di 40 mila euro l’uno”.

Proprio a Tancredi il sindaco Cialente pensò di affidare il 19 giugno 2009, poco dopo il terremoto, un incarico da delegato per la ricostruzione per le “attività di supporto e raccordo nell’ambito delle azioni dirette alla salvaguardia del patrimonio artistico”. Poi come riporta news-town.it il sindaco fu “fu costretto a tornare sui suoi passi e a revocare la nomina”.

Scrive il gip Romano Gargarella nell’ordinanza d’arresto motivando le esigenze cautelari (ordinanza riportata da Repubblica): “Gli indagati hanno rivelato una dedizione costante ad attività predatorie in danno della collettività, arrivando a suggerire i metodi corruttivi, a costituire società ad hoc, a rappresentare realtà fittizie, anche in momenti (il post sisma) in cui il dramma sociale e umano avrebbe suggerito onestà e trasparenza. Da ciò si ricava la certezza della reiterazione di reati della stessa specie (…) Tancredi anche in virtù del suo ruolo politico pubblico si è posto nel dopo-sisma, caratterizzato dalla fase dell’emergenza, come collettore di compensi di imprese in cambio di agevolazioni per il conferimento di lavori”. 

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