Terremoto L’Aquila, Ingv: “Campo libero ai predicatori con la condanna”

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 23 Ottobre 2012 13:10 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2012 13:10
Terremoto L’Aquila (LaPresse)

ROMA – “Condannare la scienza lascia campo libero ai predicatori”. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Ingv, lancia l’allarme dopo la sentenza di condanna per la Commissione Grandi Rischi nel processo per il terremoto a L’Aquila del 2009.

Nonostante prevedere i terremoti sia impossibile, i ricercatori potrebbero trovarsi condannati sia per omissione che per procurato allarme, secondo l’Ingv. In entrambi i casi a rimetterci sarebbero i ricercatori, come è accaduto per i sismologi di L’Aquila condannati a 6 anni, che vedono leso il proprio diritto e dovere di informare.

L’Ingv affida le sue dichiarazioni ad un comunicato:

“Il nostro pensiero va ancora una volta alle vittime del terremoto e ai loro parenti: sappiamo che nessuna sentenza potrà mai ricompensare gli affetti perduti. Ma è importante considerare che la sentenza costituisce un precedente, in grado di condizionare in modo determinante il rapporto tra esperti scientifici e decisori, non solo nel nostro Paese.

La sentenza di condanna di L’Aquila rischia, infatti, di compromettere il diritto/dovere degli scienziati di partecipare al dialogo pubblico tramite la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche al di fuori delle sedi scientifiche, nel timore di subire una condanna penale. Quale scienziato vorrà esprimere la propria opinione sapendo di poter finire in carcere?”.

Se prevedere un terremoto è impossibile, stabilire delle colpe per quanto è accaduto appare un precedente pericoloso per gli scienziati che dovrebbero fare anche solo una previsione di rischio:

“Secondo quanto affermato dalla letteratura scientifica internazionale, allo stato attuale è impossibile prevedere in maniera deterministica un terremoto. Di conseguenza, chiedere all’INGV di indicare come, quando e dove colpirà il prossimo terremoto non solo è inutile, ma è anche dannoso perché alimenta in modo ingiustificato le aspettative delle popolazioni interessate da una eventuale sequenza sismica in atto.

L’unica efficace opera di mitigazione del rischio sismico è quella legata alla prevenzione, all’informazione e all’educazione della popolazione in cui istituzioni scientifiche, Protezione Civile e amministrazioni locali devono svolgere, in modo coordinato, ognuna il proprio ruolo. Per questo motivo INGV collabora con il Dipartimento di Protezione Civile e la Commissione Grandi Rischi (l’organismo di consulenza della Protezione Civile) svolgendo la sua attività tecnico-scientifica in materia di informazione, educazione, previsione e prevenzione delle varie situazioni di rischio”.

Poi l’Ingv fissa il punto:

“Da oggi sarà molto difficile comparire in pubblico a parlare dell’attività sismica in atto in Italia, con la possibilità che i ricercatori possano essere denunciati per qualche omissione o per procurato allarme. Siamo particolarmente colpiti dalla sentenza de L’Aquila, perché rischia di minare uno dei cardini della ricerca scientifica: quello della libertà d’indagine, di discussione aperta e trasparente e di condivisione dei risultati, fattori imprescindibili del progresso scientifico. Condannare la scienza significa lasciare il campo libero a predicatori che millantano di sapere prevedere i terremoti, rinunciando di fatto al contributo di autorevoli scienziati. Sebbene sia un colpo molto duro, INGV continuerà il suo lavoro di ricerca con il massimo impegno e rafforzerà la sua presenza nella società per un’opera di corretta informazione ed educazione”.