Terremoto, L’Aquila: gli studenti occupano l’istituto superiore Domenico Cotugno

Pubblicato il 4 Novembre 2010 16:51 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2010 16:52

Protesta degli studenti dell’istituto d’istruzione superiore Domenico Cotugno dell’Aquila (Classico, Linguistico, Pedagogico e Scienze Sociali) che dichiarano da oggi, 4 Novembre 2010, l’occupazione ufficiale degli ultimi tre piani dell’edificio.

”Daje quatrà, jemo ‘nnanzi!” è la firma, rigorosamente in dialetto aquilano, apposta dagli studenti in una loro nota. ”Dopo due anni di silenzio costretto – scrivono -, il 95% degli studenti ha aderito alla protesta e sta partecipando attivamente mattina, pomeriggio e notte alle attività alternative dagli stessi studenti organizzate”.

”Gli studenti del Cotugno presenti e partecipi da oggi fino alla fine della protesta sono fieri di annunciare alla Regione Abruzzo ed a questo nostro governo che resistono e resisteranno finché non verranno ascoltati”. ”Oggi – scrivono – riteniamo estremamente significativa l’adesione dei giovani aquilani alle proteste studentesche nazionali contro la riforma, che abbiamo appurato essere strettamente legata alle problematiche che noi ragazzi stiamo affrontando a causa della grave condizione della città-noncittà in cui viviamo. Da due anni ormai deambuliamo per questa enorme periferia dell’Aquila senza avere alcun punto di aggregazione da considerarsi tale. La scuola è un riferimento per tutti, ma non è accessibile se non nelle ore di lezione ministeriali. Ora che ci è possibile deviare la attenzione dal problema sicurezza, che finalmente è tato messo a norma, possiamo tornare a concentrarci sulla cultura nel suo significato più ampio, che a dei liceali è chiaramente molto a cuore. Tante volte è  stato chiesto di attivare corsi pomeridiani, di aprire aule autogestite, aule di studio, di accedere a laboratori e biblioteca (per altro forniti parzialmente) e puntualmente tutto ciò ci è stato negato, causa tagli all’istruzione”.

“Per noi – concludono gli studenti – l’occupazione non è solo una forma simbolica di protesta, in quanto di fatto un po’ anacronistica, ma facciamo così degli spazi fisici della scuola il luogo di ritrovo che in questa città manca per le nuove generazioni, che più di tutte sentono il bisogno di stimoli e socialità. Dunque ci sentiamo in diritto di essere ascoltati! ”.

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