Terremoto Mugello, la placca adriatica che preme sugli Appennini

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Dicembre 2019 12:48 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2019 12:49
Terremoto Mugello, la placca adriatica che preme sugli Appennini

Un edificio lesionato dopo la scossa di terremoto che ha colpito la zona del Mugello (foto ANSA)

ROMA – Una scossa di terremoto di magnitudo 4.5 ha colpito ieri notte, 9 dicembre, la zona del Mugello, in Toscana. L’epicentro è stato registrato tra Scarperia e San Piero a Sieve ma il comune più colpito è stato Barberino, 10mila abitanti, dove più di duecento persone sono state sfollate dalle abitazioni del centro storico lesionate dal sisma. Nelle ore successive all’evento la terra ha tremato un’altra decina di volte, nella maggior parte dei casi scosse di magnitudo inferiore a 1. 

Il Corriere della Sera ha intervistato Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), per chiarire la dimensione geologica dell’evento: “La zona risente dell’estensione della crosta terrestre la quale, per l’Italia centrale, è misurata in circa 4 millimetri all’anno. Questo provoca un accumulo di energia che periodicamente viene rilasciata. Tenendo conto che ogni cento anni si registra quindi un movimento di 40 centimetri, ogni due-tre secoli l’area è in grado di esprimere un terremoto capace di spostare il volume della crosta terrestre di circa un metro, un metro e mezzo, scatenando un sisma la cui magnitudo sarà di circa sei gradi. Nel caso specifico l’origine del terremoto è derivata dall’estensione dell’Appennino settentrionale con un movimento nella direzione della Pianura Padana, in particolare nella direzione nord-est/sud-ovest”.

Secondo la mappa del rischio sismico tutta la catena appenninica, dalla Liguria alla Calabria e parte della Sicilia, mostra una classificazione ad alta pericolosità. E la Toscana rientra in un quadro a cui guardare con attenzione. Doglioni spiega inoltre che “nel fenomeno della subduzione la micro placca adriatica, localizzata prevalentemente nell’area del mare omonimo, si immerge sotto la Penisola provocando prima una pressione con sollevamento della catena appenninica e più oltre distensione e stiramento”. 

Infine il presidente dell’INGV precisa che la zona del Mugello “ha subito nel 1919 un terremoto di magnitudo 6.4 che, da un punto di vista energetico, è mille volte più forte di quello appena verificatosi […] Ad esso stiamo guardando con inquietudine per come si era verificato, in quanto la sequenza sembra essere molto simile all’attuale. Per questo ciò che stanno facendo i sindaci è corretto; giusta anche la chiusura delle scuole”. Per poi aggiungere: “Terremoti di intensità analoga a quella registrata, tra i 4 e 5 gradi della scala Richter, sono abbastanza frequenti nel nostro territorio e se ne contano una ventina nell’arco di un anno lungo tutta la Penisola. Sono definiti leggeri. Se, purtroppo, si verificano dei danni è perché gli edifici non sono stati costruiti in modo adeguato”.

Fonte: CORRIERE DELLA SERA.