Il capo lo chiama “terrone di m…”, lui lo colpisce e viene licenziato

Daniele Serio*
Pubblicato il 10 Novembre 2010 15:24 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2010 15:24

Un’offesa alle proprie origini, la reazione violenta, il licenziamento in tronco. Questa la sorte toccata a un operaio di origini meridionali reo di aver colpito con un pugno sul volto il proprio caporeparto dopo un diverbio. Il motivo della discussione era un presunto ritardo dell’operaio dopo la pausa pranzo. Rientrato sul posto di lavoro avrebbe subito gli insulti del suo superiore che lo ha definito “terrone di m…”. L’operaio avrebbe così reagito contro il collega, raggiungendolo di striscio.

Dieci giorni più tardi è arrivato il licenziamento in tronco.

L’operaio si è subito rivolto al giudice del lavoro di Trento che però gli ha dato torto. “Non è possibile affermare anche nei rapporti di lavoro la violenza fisica come strumento di affermazione di sé- ha scritto il giudice nella sentenza- anche quando si tratti della mal compresa affermazione del proprio onore”.

Concetto confermato anche dalla sentenza d’appello che ha ribadito come “la violenza fisica non può mai essere giustificata da una provocazione rimasta sul piano verbale”.

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*Scuola di giornalismo Luiss