Terrorismo, 3 condanne a Venezia: “Volevano far saltare il Ponte di Rialto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 aprile 2018 21:22 | Ultimo aggiornamento: 23 aprile 2018 21:22
Terrorismo, 3 condanne a Venezia: "Volevano far saltare il Ponte di Rialto"

Terrorismo, 3 condanne a Venezia: “Volevano far saltare il Ponte di Rialto”

VENEZIA – C’era una “cellula” jihadista nel cuore di Venezia. Lo ha confermato il Tribunale lagunare che ha condannato, in primo grado, tre giovani kosovari che lavoravano come camerieri in alcuni locali del centro storico, mentre in segreto progettavano un attentato al Ponte di Rialto.

La condanna è stata emessa oggi, lunedì 23 aprile, nell’aula bunker di Mestre dal gup Massimo Vicinanza con rito abbreviato, nei confronti di Arjan Babaj 28 anni, considerato la “mente” del gruppo, al quale sono stati inflitti cinque anni di reclusione, di Dake Haziraj (27) e Fisnik Bekaj (25), condannati a quattro anni. Per tutti e tre al termine della detenzione scatterà l’espulsione.

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La pm Francesca Crupi aveva chiesto una pena di 4 anni e otto mesi per tutti. Assieme a loro la cellula avrebbe compreso un minorenne, già condannato a quattro anni e otto mesi. Le indagini di carabinieri e polizia, concluse con un blitz all’alba nel marzo dello scorso anno, aveva bloccato in un appartamento a due passi da Piazza San Marco i quattro.

In quei locali studiavano il Corano e la propaganda Isis, progettando un attentato al Rialto “per guadagnarsi il Paradiso”. Haziraj aveva minacciato il suo datore di lavoro e c’era il sospetto che il gruppo potesse avere delle armi. Nel corso del processo, svoltosi a porte chiuse, i tre hanno sempre sostenuto la loro innocenza, sostenendo la tesi del fraintendimento nelle traduzioni delle intercettazioni, fornendone anche alcune, definite “più accurate” di quelle dell’accusa.

Tra gli argomenti a loro discolpa ce ne sarebbero alcuni surreali: la ricerca da parte del gruppo di un mitragliatore kalashnikov sarebbe stata giustificata per “andare a caccia”. Con la sentenza odierna si mette così un punto fermo a quella che l’ex procuratore reggente di Venezia, Adelchi D’Ippolito, ha definito “una lunga indagine approfondita e meticolosa svolta in ogni possibile direzione e condotta con grande professionalità da carabinieri e polizia”.

Un’altra condanna a cinque anni, sempre per terrorismo internazionale di matrice islamica e istigazione alla jihad armata, è stata emessa sempre oggi dal Gup di Bari nei confronti del 38enne ceceno Eli Bombataliev, arrestato a Foggia nel luglio scorso dalla Dda di Bari. Mentre resta in carcere il 59enne di origini egiziane Abdel Rahman, presidente dell’associazione culturale islamica “Al Dawa” di Foggia, accusato di aver indottrinato al martirio una decina di bambini durante lezioni di religione.

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