Terza media: leggere, scrivere e far di conto, 1 su 3 non è capace. Italia suicida

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 10 Luglio 2019 12:18 | Ultimo aggiornamento: 10 Luglio 2019 13:59
Terza media: leggere, scrivere e far di conto, 1 su 3 non è capace. Italia suicida

Nella foto d’archivio Ansa, una immagine di scuola

ROMA – Terza media, alla fine della scuola media un adolescente su tre ha “seria sofferenza” (così tecnicamente si dice) nel leggere l’italiano, nello scrivere in italiano, nel capire un testo in italiano. Leggere e scrivere e far di conto, alla fine della terza media uno su tre dei nostri ragazzi non ne è capace. E’ così che un paese si suicida, un popolo che accetta questa condizione non ha speranza né futuro.

I risultati della valutazioni nelle scuole italiane sono devastanti, senza appello. Forse, anzi senza forse è per questo che forte è l’opposizione, il rifiuto a farsi valutare. La valutazione scopre l’osceno patto tra famiglie, prof, sindacati, governi, partiti ed opinione pubblica, il patto che ha fatto della scuola italiana un luogo senza merito, senza competenze, senza esami. Un luogo, la scuola italiana, fatta e gestita a misura di chi ci lavora e non di chi ci dovrebbe studiare. Un luogo devastato da una sociologia minima e minimale nel suo spessore scientifico ma dominante nei funzionari e consulenti del Ministero. Un luogo che i sindacati dei docenti hanno trasformato in una eterna lista di attesa dove per salire in cattedra l’unica cosa che vale davvero è l’anzianità di precariato.

Un luogo, la scuola italiana, dove si arruolano maestre e prof soprattutto se non esclusivamente per la quantità di supplenze fatte o di carta bollata di domande spedite o di burocratica partecipazione, anzi iscrizione a liste di collocamento. Un luogo dove ci sono troppi insegnanti (dopo il calo demografico sono troppi) e poco pagati. Anzi, pochissimo pagati. Ma poco, pochissimo preparati. Perché reclutati non per merito ma per cooptazione di massa.

Un luogo, la scuola italiana, devastata dall’ingerenza quasi oppressiva di famiglie che pretendono (e ottengono) il controllo su quel poco di didattica rimasta. Famiglie che si ergono a presidio della pedagogia e di ogni scienza umana, famiglia che in grandissima parte lo fanno dall’alto della loro assoluta incompetenza. Un luogo dove i presidi invitano a non mettere mai un brutto voto che poi son grane. Un luogo dove chi insegna si sente vittima e vittima lo è ma è anche carnefice.

Un luogo che per colpa di popolo e di politica e di istituzioni e di gente e di lavoratori e di mamma e papà…per colpa collettiva e condivisa ecco a cosa serve.

Alla fine della terza media il 35 per cento degli alunni fatica, soffre, non ce la fa a leggere e scrivere, è poco più di un analfabeta. Il 38 per cento di questi adolescenti non sa far di conto. Alle elementari era paradossalmente meglio: il 20 per cento leggeva e scriveva male rispetto agli standard congrui all’età e il 28 per cento arrancava coi numeri.

Ovviamente al Sud va peggio del peggio: con l’eccezione della Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia registrano percentuali di adolescenti scolarizzati incapaci di leggere e scrivere in italiano e far di conto tra il 50 e il 60 per cento.

E dopo la scuola media, ovviamente, non ci sono recuperi: alla maturità i sostanzialmente analfabeti perché incapaci di esprimersi o scrivere o leggere in italiano restano tra il 30 e il 40 per cento.

D’altra parte basta guardare e ascoltare il linguaggio di cui dispongono i partecipanti ai format tv più popolari, basta misurare il linguaggio corrente della politica, basta leggere post e social, basta ormai anche misurare quantità e qualità della lingua usata da giornali e tv per verificare che è proprio così. E come potrebbe essere diversamente in una società che non legge, che rifiuta come affronto ogni complessità, che si bea dell’approssimazione gridata e schifa, letteralmente schifa la competenza battezzata con spregio casta, professoroni…?

Un paese, una comunità che lascia in uno stato di sostanziale analfabetismo tanta parte dei suoi piccoli, dei suoi ragazzi, dei suoi giovani è paese e comunità suicida. Per responsabilità di popolo e di governo. E nessuno dica: a mia insaputa. Una scuola così ce la siam voluta tutti: sindacati, prof, famiglie, partiti, governi, studenti. Ce la siam voluta così perché pensavamo di essere furbissimi nel moltiplicare stipendi senza merito e pezzi di carta senza competenze. Beh, eccoci qua.