Terza ondata a gennaio o febbraio. Ippolito spiega perché a Natale non bisogna eccedere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Novembre 2020 10:38 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2020 10:38
Terza ondata a gennaio o febbraio 2021. Ippolito spiega perché a Natale non bisogna eccedere

Terza ondata a gennaio o febbraio. Ippolito spiega perché a Natale non bisogna eccedere (Foto d’archivio Ansa)

Terza ondata di Coronavirus arriverà a gennaio o febbraio. Ippolito dello Spallanzani spiega perché a Natale non bisogna eccedere con i festeggiamenti.

Coronavirus: siamo ancora in piena seconda ondata e già si pensa alla terza, che potrebbe arrivare a gennaio o febbraio. Il direttore dello Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito, spiega che per questo a Natale è meglio evitare situazioni a rischio.

Ippolito e il rischio terza ondata a gennaio/febbraio

Ecco cosa ha detto Ippolito in un’intervista al Messaggero. “Prima di tutto dobbiamo ancora capire se si sta raffreddando la seconda ondata. Ma a gennaio dovremo comunque fare attenzione alla terza. Successe anche con la Spagnola, le ondate furono tre. E dobbiamo evitare a Natale e a Capodanno di commettere gli stessi errori dell’estate”.

“Entro primavera partirà l’operazione per proteggere gli italiani con i vaccini, arriveranno i monoclonali. Ecco, non possiamo essere imprudenti: proprio all’inizio dell’anno prossimo potremo iniziare a controllare la pandemia”.

Per Ippolito “è indubbio” che a gennaio e febbraio si rischia la terza ondata. “A Natale e Capodanno dobbiamo mantenere misure di contenimento dell’epidemia, dobbiamo evitare viaggi, feste e grandi riunioni familiari”, ribadisce. “Si tratta di un sacrificio, ma pensiamo che a Natale 2021 potremo tornare a festeggiare. I benefici di vaccini, anticorpi monoclonali e nuovi farmaci, li vedremo già in primavera. Io però concordo con Fauci: per tornare alla normalità, servirà tutto il 2021”.

La correlazione tra terza ondata e picco dell’influenza

Sulla possibilità che la terza ondata coincida con il picco dell’influenza, “è possibile, però i dati che ci arrivano dal Sud America, penso all’Argentina, sono incoraggianti. Le cautele che stiamo usando contro il coronavirus, come le mascherine, hanno ridotto drasticamente anche la diffusione dell’influenza”, spiega.

Nell’intervista Ippolito sottolinea che “il sistema dei medici di famiglia va profondamente riorganizzato. C’è chi ha 1.500 pazienti e quando può visitarli a casa in un momento come questo in cui i casi di febbre sono tanti? Certi studi sono piccoli e pieni di gente, come si garantisce la sicurezza? Dobbiamo ripensare il sistema della medicina di base”. (Fonti: Ansa e Il Messaggero)