Test sierologici, mezzo flop: hanno risposto solo 70mila sui 150mila contattati dalla Croce Rossa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Luglio 2020 10:42 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2020 10:42
Test sierologici, meno della metà risponde

Test sierologici (Ansa)

Test sierologici: meno della metà del campione ha risposto alla chiamata della Croce Rossa.

E a metà luglio gli esami dei test sierologici non saranno più utilizzabili.

Solo il 70% dei contattati ha risposto

Tra le persone contattate per eseguire l’indagine sierologica sulla diffusione del Sars-Cov-2, “il 50% si rende disponibile a sostenere l’esame, una risposta buona ma minore rispetto a altri campionamenti”.

“Buona” è un eufemismo.

Perché il presidente della Croce Rossa che con l’Istat ha promosso i test, non può nascondere la delusione per i dati di partecipazione in effetti scoraggianti.

Quello che “rammarica è che spesso si nota un totale disinteresse rispetto al campionamento che stiamo portando avanti nell’interesse del Paese”.

Lo ha detto in audizione in Commissione Affari Sociali, il presidente nazionale della Croce rossa italiana, Francesco Rocca.

Parliamo dell‘indagine di sieroprevalenza nella popolazione promossa da ministero della Salute e Istat con i volontari della Cri chiamati a contattare il campione di cittadini selezionati.

Il campionamento, ha sottolineato Rocca, “prosegue e vede ogni giorno impiegati centinaia di volontari”.

Test sierologici, ogni Regione ha i suoi tempi

Quanto ai tempi dell’esecuzione dei test, “variano da regione a regione ma non li governiamo noi, spetta ai servizi sanitari regionali farlo.

Quello che abbiamo fatto è stato segnalare da subito che il giorno per l’esecuzione del test venisse considerato come giorno di malattia per i dipendenti, anche se questo per chi ha un’attività lavorativa in proprio, purtroppo non è possible”.

Problemi di comunicazione

Uno dei nodi affrontati in audizione sono stati i problemi di comunicazione e informazione relativi all’indagine stessa.

Il decreto sull’indagine prevede, infatti, che regioni e province comunichino ai medici e pediatri i nominativi dei pazienti oggetto di indagine, affinché questi li comunichino agli assistiti e diano le informazioni necessarie.

Questo, però, ha detto Rocca, “è avvenuto a singhiozzo, è previsto nei protocolli ma non sempre abbiamo avuto certezza che le regioni abbiano dato piena esecuzione”.

Di fatto, ha proseguito, “le diverse sensibilità regionali sul campionamento sierologico si sono sentite.

E sono state equamente distribuite a prescindere dalla parte politica delle regioni. In alcuni casi effettivamente le persone non erano informate”.

I limiti del federalismo sanitario

Questo è stato uno degli esempi del “limite del federalismo in ambito sanitario che si è visto nell’emergenza”, ha detto ancora il presidente della Croce Rossa Italiana.

Il dl che autorizza lo svolgimento dello screening di massa attraverso i test sierologici per mappare la diffusione in Italia del Coronavirus, e capire quanti lo hanno contratto pur risultando asintomatici, è divenuto legge dopo l’approvazione definitiva alla Camera il 30 giugno.

L’importanza dell’indagine seriologica

L’indagine, solo su base di adesione volontaria, è partita lo scorso 25 maggio, ed è stata poi prorogata a fine giugno.

L’obiettivo è quello di capire quante persone in Italia hanno sviluppato gli anticorpi al Coronavirus, anche in assenza di sintom.

Stimare dimensioni e estensione dell’infezione nella popolazione e descriverne la frequenza in relazione ad alcuni fattori quali sesso, età, regione di appartenenza, attività economica.

Questo al fine di indirizzare politiche a livello nazionale o regionale e per modulare le misure di contenimento del contagio. Il campione era di 150mila persone distribuite in duemila comuni italiani. (fonte Ansa)