Testimone di Geova accetta trasfusione: l’appello della mamma alle figlie che l’hanno abbandonata

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 febbraio 2019 18:35 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2019 20:28
Testimone di Geova Grazia Di Nicola accetta trasfusione: figlie via

Testimone di Geova, accetta trasfusione: l’appello della mamma alle figlie che l’hanno abbandonata

SALERNO – Ha accettato una trasfusione di sangue per un intervento chirurgico in cui rischiava la vita. Per questo motivo Grazia Di Nicola, 48 anni, è stata cacciata dai testimoni di Geova. Non solo ha perso il suo credo religioso, ma anche le sue figlie di 30, 25 e 21 anni che l’hanno abbandonata rimanendo fedeli alle regole della setta. La donna di Colliano, in provincia di Salerno, non ha loro notizie da tre settimane e ora chiede aiuto e lancia un appello affinché le ragazze tornino a casa.

Tutto è cominciato tre anni fa quando la donna, testimone di Geova, dovette sottoporsi ad un intervento chirurgico. Fedele alle regole imposte dal suo credo, aveva rifiutato le trasfusioni di sangue ma il complicarsi del suo quadro clinico spinsero i dottori a fare pressione su di lei affinché cambiasse idea dal momento che rischiava di perdere la vita. Dopo un travaglio interiore, Grazia accettò di seguire le indicazione che le venivano dai medici ma da quel momento tutta la sua vita cambiò.

Il primo trauma fu l’espulsione dai Testimoni di Geova, poi l’allontanamento delle tre figlie, anche loro testimoni di Geova. Accusandola di essere una peccatrice, le tre ragazze troncarono il rapporto con la famiglia e abbandonarono la casa dei genitori, ospitate da altri testimoni di Geova nella stessa Colliano. Tre settimane fa l’ultimo choc, le tre figlie hanno lasciato Colliano e ora la famiglia non sa dove siano.

La donna ora ha lanciato loro un appello: “Papà, il vostro fratellino e io vogliamo solo essere sicuri che stiate bene. Rispettiamo le vostre decisioni in campo religioso, questo è fuori discussione. Ma voi rendetevi conto del nostro dolore, voi sapete il bene che vi vogliamo, chiamateci”.

La madre sfoglia l’album di famiglia con le foto delle sue ragazze da piccole, si ferma sull’immagine di loro tre sorridenti attorno all’ultimo nato in ospedale, e non riesce a darsi pace: “Io ho vissuto il terremoto dell’Ottanta, se quella tragedia si ripetesse oggi, se ci fosse una scossa proprio in questo momento, io non saprei in quale casa sono le mie figlie. Questo non riesco ad accettarlo. È già accaduto in passato un incidente e noi siamo rimasti all’oscuro di quello che era successo, scoprendolo solo molto dopo. Non è normale per un genitore che ha cresciuto con sacrifici i propri figli non sapere dove si trovino, non so che cosa fare, spero che riescano a capire quanto stiamo soffrendo per loro e si facciano vive”.