Tevere contaminato dal mercurio, l’allarme dell’Arpa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 agosto 2018 15:50 | Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2018 15:50
Tevere contaminato dal mercurio, l'allarme dell'Arpa (foto Ansa)

Tevere contaminato dal mercurio, l’allarme dell’Arpa (foto Ansa)

ROMA – Le indagini della regione Umbria, della Toscana e del Lazio sull’inquinamento dei fiumi Tevere e Paglia non sono rassicuranti:

“I risultati [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] delle analisi dei suoli e sedimenti – specifica l’assessore regionale umbro Fernanda Cecchini – hanno messo in evidenza una diffusa presenza di concentrazioni di mercurio superiori alle Csc, concentrazioni della soglia di contaminazione, che diminuiscono a valle dell’Oasi di Alviano, mentre le acque sono risultate sostanzialmente prive di mercurio allo stato disciolto. Questi primi risultati hanno indotto il gruppo di lavoro a ritenere l’area dell’Oasi di Alviano come una potenziale area di accumulo e deposizione dei sedimenti fini contenenti mercurio”. Grazie alle indagini, sottolineano dalla Regione Umbria, “avremo una visione ampia e complessiva dello stato di contaminazione di questo metallo, potenzialmente pericoloso per la salute e l’ambiente, e potremo programmare nella maniera più incisiva le misure da adottare”.

E visto che il mercurio è pericoloso per la salute “sono state fatte analisi anche sulla fauna ittica, sia per valutare lo stato di salute di fiumi – prosegue l’assessore Cecchini – sia sul fronte sanitario per escludere il trasferimento di mercurio alla catena alimentare. Già dopo i primi studi – ricorda – attivati dalla Regione Umbria dopo il riscontro di tracce di mercurio nei sedimenti del Paglia in prossimità dell’impianto di discarica ‘Le Crete’ di Orvieto, erano state emesse ordinanze per vietare il consumo di pesce proveniente dal fiume Paglia inferiore. Esclusi dalle analisi della Usl rischi per la salute dal consumo di vegetali provenienti dalle aree vicine al Paglia e al Tevere”.

I primi risultati dello studio, frutto del lavoro delle Arpa, le Agenzie regionali per l’ambiente, delle Regioni Umbria, Toscana e Lazio, con il contributo di Usl Umbria 2, Istituto Zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche, Università di Perugia e Firenze, ricostruiscono “sulla base di dati bibliografici e indagini – spiega la Regione – , come il problema, che riguarda un territorio esteso, sia da mettere in relazione con le attività minerarie e metallurgiche svolte in Toscana nell’area del monte Amiata, dove c’è la sorgente del Paglia, con un trasporto attivo di sedimenti che attraversando tre regioni raggiunge la foce del Tevere di cui il Paglia è affluente”.

Per le analisi, spiega ancora l’assessore, “sono stati fatti campionamenti ambientali su quindici ‘transetti’ rappresentativi delle diverse situazioni del bacino del Paglia, che hanno interessato le porzioni laziale e toscana e quella umbra nella piana di Orvieto, e della valle del Tevere, quest’ultima nei tratti a cavallo dell’invaso di Alviano, tra Alviano e la confluenza del fiume Nera e a valle della confluenza”.