Thyssen, motivazioni della Cassazione: “Colpa imponente dei manager”

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 dicembre 2016 19:44 | Ultimo aggiornamento: 12 dicembre 2016 19:44
Thyssen, motivazioni della Cassazione: "Colpa imponente dei manager"

Thyssen, motivazioni della Cassazione: “Colpa imponente dei manager”

ROMA – Fu “colpa imponente” quella dell’ex amministratore delegato dello stabilimento Thyssen di Torino, il tedesco Harald Espenhahn, e dei suoi stretti collaboratori, nel determinare la totale assenza di adeguate misure di sicurezza che portò alla morte, tra le fiamme, dei sette operai di turno in acciaieria la sera tra il 5 e il 6 dicembre del 2007, quando scoppiò il rogo che li uccise. Lo scrive la Corte di Cassazione nelle motivazioni del verdetto definitivo che, con la pubblicazione di lunedì 12 dicembre, mette la parola fine al processo nato dalla più grave tragedia annunciata sul lavoro degli ultimi anni e istruito dall’allora pubblico ministero Raffaele Guariniello, che ha ottenuto condanne esemplari anche se non pesanti come aveva chiesto per omicidio volontario. Una accusa che aveva retto solo in primo grado.

Antonio Schiavone fu il primo a morire alle quattro del mattino per le ferite e le ustioni, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino seguirono lentamente la stessa sorte in una agonia senza scampo che li portò via nel dicembre di nove anni fa. Sopravvisse solo Antonio Boccuzzi, l’operaio eletto in parlamento con il Pd, che è sempre stato vicino ai familiari dei suoi compagni, lungo tutte le udienze di questo maxi processo con due giudizi di appello e due ricorsi in Cassazione.

Ad avviso della Suprema Corte, quella dell’ex amministratore delegato (ancora in libertà insieme al manager Gerald Priegnitz, in attesa della giustizia tedesca) e degli altri dirigenti, è una “colpa imponente” tanto “per la consapevolezza che avevano maturato del tragico evento prima che poi ebbe a realizzarsi, sia per la pluralità e per la reiterazione delle condotte antidoverose riferite a ciascuno di essi che, sinergicamente, avevano confluito nel determinare all’interno” dello stabilimento di Torino “una situazione di attuale e latente pericolo per la vita e per la integrità fisica dei lavoratori”.

Si è trattato di una “colpa imponente” anche per “la imponente serie di inosservanze a specifiche disposizioni infortunistiche di carattere primario e secondario, non ultima la disposizione del piano di sicurezza che impegnava gli stessi lavoratori in prima battuta a fronteggiare gli inneschi di incendio, dotati di mezzi di spegnimento a breve gittata, ritenuti inadeguati e a evitare, al massimo, di rivolgersi” ai Vigili del fuoco.

“La colpa in capo al direttore dello stabilimento di Torino, Raffaele Salerno, e al responsabile della prevenzione e della protezione del lavoro, Cosimo Cafueri, si era manifestata ai massimo livelli ipotizzabili – scrive il verdetto – avendo gli stessi avuto diretta percezione e consapevolezza” della “condizione di degrado dello stabilimento” e del “progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza”. In attesa della chiusura, la sicurezza era stata dismessa per prima.

Nonostante ciò erano stati approvati “documenti per la valutazione del rischio dal contenuto ampiamente riduttivo se non dissimulatorio”, con una “prospettiva autarchica e autogestionale del rischio di incendio”, che prevedeva la mobilitazione delle squadre di emergenza soltanto in seconda battuta, “investendo di responsabilità i capiturno addetti alla produzione e praticamente limitando a ipotesi eccezionali l’intervento dei Vigili del Fuoco”.

Come se non bastasse, Salerno e Cafueri, cercarono di condizionare le testimonianze dei dipendenti. Salerno ripulì le aree non sequestrate già il giorno dopo il rogo. Per loro niente attenuanti generiche. Queste le condanne: nove anni e otto mesi per Espenhahn, sei anni e dieci mesi per i dirigenti Marco Pucci e Gerald Priegnitz, sette anni e sei mesi per Daniele Moroni componente del board esecutivo di Thyssen, otto anni e sei mesi per l’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e sei anni e otto mesi per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri.