Cronaca Italia

Tignale, rubate reliquie di papa Wojtyla al Santuario Montecastello

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Tignale, rubate reliquie di papa Wojtyla al Santuario Montecastello

BRESCIA – Furto sacrilego al Santuario Montecastello di Tignale, sulla sponda bresciana del Lago di Garda. Qualcuno ha rubato le reliquie con il sangue di Papa Giovanni Paolo II e i frammenti ossei del beato Jerzy Popieluszko, il presbitero polacco ucciso nel 1984 da funzionari del ministero dell’Interno polacco.

Secondo quanto riporta il quotidiano Brescia Oggi, i ladri si sarebbero finti turisti per entrare nel monastero e avrebbero rubato le reliquie dall’altare maggiore attorno all’orario di chiusura serale. Il custode ha lanciato l’allarme solo il giorno successivo.

Domenica mattina Don Giuseppe Mattanza, da 11 anni alla guida della parrocchia di Tignale e delle sei frazioni del paese, ha dato l’annuncio ai fedeli riuniti per la santa messa. “Si tratta di un atto gravissimo opera di sconsiderati che hanno privato il Santuario e l’eremo di Montecastello delle cose più care”, ha detto.

Scrive Brescia Oggi:

Al Santuario di Montecastello di Tignale non risultano in passato, altri furti o tentativi di sottrarre le reliquie. Potrebbe magari trattarsi di un furto su commissione, a meno che non si voglia pensare a uno sgarbo dei confronti dei devoti del santo. “Non è escluso qualche aggancio con la realtà locale – sottolinea don Giuseppe – e in ogni caso l’auspicio è che il maltolto possa essere recuperato in breve tempo come avvenuto in un’occasione analoga ad inizio estate con la reliquia di San Giovanni Bosco”. Praticamente impossibile trovare acquirenti di oggetti del genere: quelle di San Giovanni Paolo II e del beato Jerzy Popiełuszko sono registrate, catalogate e autenticate: “Per questo motivo – esorta don Mattanza – raccomando agli autori del furto di mettersi in contatto con noi in forma anonima per restituire almeno le reliquie sottratte”.

[…] Purtroppo tutta l’area del Santuario non è dotato di sistema di video sorveglianza, compreso l’eremo collocato sul retro dell’edificio di culto gestito da don Dino Capra e da una comunità di suore di Santa Dorotea da Cemmo di proprietà della Fondazione Don Milani della Curia bresciana.

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