Gara annullata: si tinge di giallo la “privatizzazione” della Tirrenia, doveva comprarla la Regione Sicilia

Pubblicato il 5 agosto 2010 10:41 | Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2010 11:46

La privatizzazione di Tirrenia è naufragata, ma sulla vicenda aleggia il mistero. La gara è stata annullata, a poche ore dal via libera della Camera al decreto che rendeva possibile il passaggio della compagnia di navigazione pubblica e della Siremar alla Mediterranea Holding, una società che per il 37 per cento appartiene alla Regione Sicilia.

Ad annunciare la retromarcia è stata con una nota Fintecna, la finanziaria statale che controlla il gruppo di navigazione: “Con riferimento alla procedura di privatizzazione della Tirrenia, Fintecna comunica che non essendo intervenuta la sottoscrizione del contratto da parte di Mediterranea Holding, all’uopo convocata in data odierna, viene conseguentemente dichiarata la chiusura senza esito della procedura di dismissione”.

La Regione Sicilia ha subito reagito: ”L’annullamento della gara è incomprensibile”. Inoltre “il contratto era stato sottoposto agli acquirenti alle 14 del 3 agosto 2010, concedendo soltanto 24 ore di tempo per gli approfondimenti. Ma la cordata si era detta favorevole alla stipula del contratto, per questo risulta incomprensibile la decisione dell’annullamento”.

Cosa sia successo ancora non è chiaro, di sicuro, a detta del ministro dei Trasporti Altero Matteoli, c’è che i collegamenti marittimi non verranno sospesi. “Preso atto della comunicazione di Fintecna riguardo alla conclusione senza esito della procedura di privatizzazione di Tirrenia e Siremar, il governo ha provveduto, anche grazie allo stanziamento di apposite risorse, a garantire la continuità operativa. Si evita così, nel rispetto dell’interesse pubblico e della collettività, l’interruzione dei collegamenti marittimi”.

Tirrenia, ribattezzata da alcuni “Alitalia dei mari” per la sua situazione economica, secondo l’Unione europea andava privatizzata già da anni. Poi il governo italiano ha accettato di procedere e l’Ue ha fissato il termine al 30 settembre.

Sembrava fosse andato tutto liscio: si erano presentati in 8 per la gara di privatizzazione, ma con i conti in rosso che ha Tirrenia, era rimasta solo la Regione Sicilia come acquirente. Nella cordata la cordata guidata dall’Assemblea siciliana c’erano anche Ttt lines (30,5%), Lauro (18,5%), Isolemar (8%), Nicola Coccia (3%) e la famiglia Busi-Ferruzzi (3%), che avevano messo sul piatto dieci milioni di euro e intendevano accollarsi i debiti per 520 milioni.

Nessuno ha avuto il coraggio di notare la beffa alle indicazioni dell’Unione europea: alla proprietà statale si sarebbe sostituita una proprietà mista, con tanti piccoli soci privati e uno pubblico, la Regione Sicilia, con una quota che nel numero, 37 per cento, sembra studiata per superare qualche limite di legge ma che fa di uno dei governi locali più scandalosi dal punto di vista dello scialo dei soldi degli italiani l’azionista di un pozzo senza fondo come la società da privatizzare.