Tiziano Renzi, “lascio il mondo degli affari e vendo tutto”. E anche la Procura archivia tutto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 ottobre 2018 11:20 | Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2018 11:20
Tiziano Renzi, "lascio il mondo degli affari e vendo tutto". E anche la Procura archivia tutto

Tiziano Renzi, “lascio il mondo degli affari e vendo tutto”. E anche la Procura archivia tutto

ROMA – “Mi arrendo, lascio ogni incarico, vado in pensione e tra un’udienza e l’altra farò il nonno”. E’ lo sfogo di Tiziano Renzi, in una pagina a pagamento su La Nazione intitolata “Oggi dico basta, vendo tutto”, all’indomani della richiesta per la sua archiviazione nella vicenda Consip. “Può sembrare strano che decida di arrendermi proprio oggi, scrive Tiziano Renzi, “ma c’è un perché”. “Dal 2014 la mia vita è cambiata – spiega -. Ho conosciuto il dolore di chi viene accusato, sa di essere innocente, eppure è su tutte le prime pagine”.

“Sto collezionando archiviazioni delle indagini contro di me e condanne in sede civile per chi mi ha diffamato. Ma serviranno ancora molti anni” e “purtroppo i tempi del business sono diversi dai tempi della giustizia”. “La mia azienda è stata accusata ingiustamente e ha perso clienti molto importanti”, scrive ancora Renzi, perciò “per garantire il posto di lavoro ai collaboratori ho deciso di farmi da parte” e vendere la società. Me ne vado a testa alta”, “devo andarmene per rispetto a chi lavora con me”.

Consip. Procura: “Inverosimile ricostruzione dei fatti, ma nessun elemento per procedere”. Per i pm di Roma che hanno chiesto l’archiviazione di Tiziano Renzi, nell’ambito della chiusura dell’indagine su Consip, il padre dell’ex presidente del Consiglio fece “affermazioni non credibili” nel corso dell’interrogatorio fornendo una “inverosimile ricostruzione dei fatti”. Per i magistrati, però, “non è dato rinvenire alcun elemento” che faccia supporre un accordo illecito con l’imprenditore Carlo Russo.

Nel provvedimento con cui chiedono di fare cadere le accuse per Renzi senior gli inquirenti scrivono che il padre dell’ex presidente del Consiglio, “interrogato, ha sì dichiarato di conoscere Russo da prima del 2012, di avere condiviso con lui sia esperienze lavorative che esperienze personali come viaggi a Medjugorie, sì di avere instaurato un rapporto tale da avere fatto il padrino di battesimo del figlio, ma esclude di avere ‘parlato mai con lui di Consip’, né di avere mai ‘spinto con lui su Consip'”.

Per i pm “queste ultime affermazione non appaiono credibili confrontate con quanto dichiarato dal testimone, ex ad di Consip, Luigi Marroni in modo dettagliato, con alcuni puntuali riscontri su luoghi e tempi degli incontri avvenuti con Renzi considerato che tale teste non aveva interesse ad affermare il falso, ricostruendo circostanze che, semmai, potevano metterlo in difficoltà”.

Nel provvedimento, aggiungono i pm, Marroni ha riferito che “in due occasioni, nel settembre 2015 e nella primavera 2016, Tiziano Renzi lo avrebbe pregato di ricevere Russo per ‘dargli una mano’. Si sarebbe trattato, secondo quanto riferito da Marroni, di una generica raccomandazione che non avrebbe avuto alcun esito”. I magistrati di piazzale Clodio concludono, tuttavia, che “nonostante tutti gli approfondimenti possibili, non è dato rinvenire alcun elemento – aldilà si ribadisce di un giudizio di inattendibilità di quanto dichiarato da Renzi – che consenta di ritenere che la raccomandazione spesa in favore di Russo fosse conseguenza di un accordo con lo stesso, al fine di esercitare indebite pressioni su Marroni per alterare le gare d’appalto indette da Consip”.