Tiziano Renzi, Matteo Spanò e quei 500mila euro prestati dal Credito Cooperativo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 settembre 2014 10:27 | Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2014 13:48
Tiziano Renzi, Matteo Spanò e quei 500mila euro prestati dal Credito Cooperativo

Tiziano Renzi

GENOVA – Un amico scout, Matteo Spanò, e un prestito da mezzo milione di euro concesso dalla banca di cui questi era a capo, il Credito Cooperativo di Pontassieve: sono gli ultimi elementi che si inseriscono nell’inchiesta per il fallimento della società Chill Post che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio Matteo, con l’accusa di bancarotta. 

Gli inquirenti, scrive Marco Imarisio sul Corriere della Sera, stanno controllando l’elenco delle aziende e delle persone creditrici nei confronti della Chill Post. Tra questi spicca il Credito Cooperativo di Pontassieve, piccola banca con sede nel paese di Matteo Renzi, che, scrive Imarisio,

“«intorno al 2010», come afferma un alto dirigente dell’istituto, concede un mutuo da mezzo milione di euro a una azienda che opera nel Genovese, a quell’epoca già in fase terminale, che da almeno un anno, così risulta dal prospetto dello stato passivo redatto dal tribunale, aveva già smesso di pagare affitti e fornitori. Le condizioni poste dalla banca non erano draconiane. Si tratta di un mutuo chirografario a lungo termine, che in genere viene richiesto e concesso per importi molto contenuti. Non è prevista alcuna garanzia ipotecaria, ma solo la garanzia personale del richiedente o di terzi. «Siamo molto tranquilli perché abbiamo le garanzie necessarie» riferiscono fonti interne”.

Ma alla Chill POst nell’ottobre del 2010 era stato ceduto l’unico ramo produttivo dell’azienda, passato per 3.800 euro alla società della moglie di Tiziano Renzi, Laura Bovoli. 

“Nel 2009 e nel 2010 il fatturato della filiale genovese dell’azienda è ormai ridotto ai minimi termini. Nonostante l’entità dell’importo, il Credito Cooperativo di Pontassieve non ha chiesto il fallimento della Chill Post. A farlo sono stati i secondi e terzi in classifica, Asti Asfalti e Mirò Immobiliare, che reclamavano rispettivamente 228.648 e 178mila euro. L’istituto toscano si è limitato a domandare in seguito l’inserimento formale nell’elenco dei creditori che intendono rivalersi sui responsabili del fallimento”.

Dal 2010 e tutt’ora in carica alla presidenza del Credito Cooperativo di Pontassieve c’è il quarantenne Matteo Spanò, amico del presidente del Consiglio, a cui Renzi, appena diventato sindaco, affidò la guida dell’associazione Muse, che gestisce gli spazi museali di Palazzo Vecchio e tutti i musei civici di Firenze.

Spanò, ex boy scout ai vertici dell’Agesci (associazione di categoria), è stato uno degli organizzatori della Route, l’evento che, lo scorso agosto, ha riunito 35mila scout nel parco di San Rossore e ha visto la partecipazione dello stesso Matteo Renzi.

Scrive Imarisio:

“Le eventuali colpe dei padri non devono ricadere sui figli, ma anche viceversa. Le verifiche svolte finora dalla Procura e le candide dichiarazioni del diretto interessato hanno chiarito il ruolo molto marginale svolto nella vicenda da Gianfranco Massone, l’imprenditore piemontese di 75 anni che ha rilevato i resti della Chill Post mediante acquisto delle quote detenute da Tiziano Renzi. A essere indagato è invece suo figlio Mariano. Non proprio un socio ma certo una figura che ricorre spesso nei complicati affari liguri del papà del presidente del Consiglio.