Torino, 6 condanne per raid campo nomadi Cascina Continassa: “Fu odio razziale”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 luglio 2015 19:55 | Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2015 19:55
Torino. sei condanne per raid al campo nomadi dicembre 2011: "Fu odio razziale"

Un campo rom (foto Ansa)

TORINO – Sei condanne a pene comprese fra tre e sei anni e mezzo, il riconoscimento dell’aggravante dell’odio razziale e una sola assoluzione “per non avere commesso il fatto”. Si è concluso così il processo per il raid incendiario, nel dicembre 2011, nel campo nomadi, poi sgomberato, alla Cascina Continassa, un edificio fatiscente alla periferia di Torino.

A scatenare la violenza la notizia di uno stupro, poi rivelatasi del tutto inventata, da parte degli occupanti del caseggiato ai danni di una sedicenne del vicino quartiere Vallette. La ragazza in realtà aveva voluto coprire in quel modo una scappatella col fidanzato. Prima che venisse fuori la verità, però, nella zona si era scatenata l’indignazione: volantini nelle buche delle lettere e una manifestazione organizzata qualche giorno dopo con la partecipazione della Circoscrizione 5.

Dal corteo si staccò un gruppetto di facinorosi, perlopiù appartenenti a una frangia estrema dei tifosi della Juventus che, secondo l’accusa, aveva pianificato il raid incendiario. Soltanto l’intervento delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco aveva evitato danni alle persone. Le indagini, coordinate dal pm Laura Longo e condotte da polizia e carabinieri, avevano permesso di identificare otto appartenenti al commando. La posizione di uno di loro, poi ammalatosi gravemente, era stata stralciata per motivi di salute. Erano accusati a vario titolo di incendio, resistenza, violenza e ostacolo ai soccorsi, con l’aggravante dell’odio razziale.

Soltanto l’accusa di ostacolo ai soccorsi è caduta durante il dibattimento. Il giudice monocratico Paola Trovati ha inferto pene più severe di quelle che aveva richiesto la pm Longo: Luca Oliva, che ha avuto la condanna più pesante (sei anni e mezzo), dovrà scontare sei mesi in più di quanto richiesto dalla procura; Guido Di Vito, condannato a sei anni e dieci giorni, un anno e mezzo in più. Per entrambi è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. I sei condannati dovranno risarcire in solido le parti civili con almeno 79mila euro: 15mila a testa per quattro persone, 10mila per il Comune di Torino e 3mila per tre associazioni. Ulteriori risarcimenti potranno essere disposti con processo civile.