Torino, pacco bomba a La Stampa: “Confezionata da mano esperta”

di Mauro Barletta
Pubblicato il 5 ottobre 2013 0:29 | Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2013 0:29
Torino, pacco bomba a La Stampa: "Confezionata da mano esperta"

(Foto Ansa)

TORINO – Un ordigno confezionato con grande abilità. Una miscela di polveri (una verde, che di solito si trova nelle munizioni per la caccia, l’altra rosa, che avrebbe fatto da detonante) ad altissima pericolosità. La mano misteriosa che ha recapitato il pacco esplosivo al giornalista Massimo Numa, del quotidiano “La Stampa”, aveva intenzione di fare molto male. La procura di Torino valuterà se procedere per tentato omicidio alla luce dei risultati della consulenza tecnica che sarà eseguita nei prossimi giorni.

Per adesso basta e avanza l’articolo 29 della legge del 1975 sulle armi, che punisce con il carcere da 5 a 15 anni chi impiega esplosivi per “mettere in pericolo la vita delle persone mediante la commissione di attentati”. Ma prima bisogna individuare il responsabile. E gli inquirenti, anche se la pista anarco-insurrezionalista sembra la più appetibile, non trascurano nessuna possibilità.

Nel plico appariva un messaggio con un riferimento ai No Tav e Numa è un cronista che da tempo è bersagliato da critiche, invettive e minacce da parte dei militanti, ma niente lascia pensare che l’espertissimo una-bomber faccia parte del movimento. Movimento che oggi prende decisamente le distanze (“bombe e pallottole non ci appartengono”) ma non rinuncia a ribadire, via internet, la propria ostilità al giornalista.

Se il mittente dell’ordigno voleva innalzare l’asticella della tensione, magari inserendosi nella scia degli attentati degli ultimi mesi alle imprese, ci è riuscito. Il procuratore Gian Carlo Caselli (che ha invitato con un’email i suoi pm a fare attenzione ai pacchi che arrivano in ufficio) parla di “escalation” e osserva che “a margine del movimento No Tav” sta serpeggiando “un messaggio criminale: chi tocca certi fili, si tratti di giornalista, amministratore, politico, magistrato o poliziotto, rischia”.

Un’analisi che trova d’accordo Michele Vietti, vicepresidente del Csm. In Valle di Susa arriva una doccia fredda per le aziende che lavorano al cantiere del Tav a Chiomonte. La commissione bilancio della Camera ha bocciato l’emendamento (inserito nel dl sul femminicidio ma incostituzionale secondo M5S) che prevedeva l’indennizzo dei danni derivanti da incendi e gesti di vandalismo: manca la copertura.

In questo clima, l’imprenditore valsusino Beppe Benente, della ditta Geomont, che ha denunciato la distruzione di macchinari il 30 agosto e il 2 ottobre, dichiara la resa: “Hanno vinto i No Tav. Sono più forti dello Stato. Lunedì metto la società in liquidazione”.