Torino, il processo per una rapina del 2001 inizia… oggi. Il bottino calcolato ancora in lire

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 dicembre 2018 20:14 | Ultimo aggiornamento: 6 dicembre 2018 20:14
Torino, il processo per una rapina del 2001 inizia... oggi. Il bottino calcolato ancora in lire

Torino, il processo per una rapina del 2001 inizia… oggi. Il bottino calcolato ancora in lire (foto Ansa)

TORINO – Dopo diciassette anni il Tribunale di Torino è stato chiamato a pronunciarsi per una rapina in un ufficio postale commessa nel 2001. Col bottino calcolato ancora in lire

L’episodio, infatti, inizialmente era compreso in una vasta inchiesta del 2005, chiamata in codice Arcipelago Uno, su persone legate al clan Santapaola (84 indagati). Nella massa di vicende che impegnarono gli inquirenti catanesi figurava anche il “colpo” messo a segno a Torino il 2 luglio 2001 da quattro individui che si impadronirono di 30 milioni di lire. Gli atti furono stralciati dal processo principale ma, a quanto si ricava dalle carte, arrivarono alla procura di Torino solo nel 2014. L’imputato è Maurizio Torrisi, catanese, oggi 44enne. Il testimone, Sebastiano G., all’epoca era sostituto commissario allo Sco di Catania; ora è commissario alla divisione anticrimine. Con il suo intervento, basato sulle esperienze investigative, ha ricostruito il quadro della vicenda.

Per il processo però bisognerà aspettare ancora perché è stato aggiornato a gennaio.

“Questo processo dimostra una volta di più che il problema sono i tempi lunghi della giustizia, non la prescrizione”, commenta l’avvocato Antonio Genovese, uno dei legali difensori del processo. Genovese è stato un componente della Camera penale del Piemonte occidentale. “Qui – sottolinea – il cosiddetto ‘rischio prescrizione’ non esiste perché per questo reato parliamo di almeno un ventennio. Il fatto è che stiamo discutendo una causa per episodi di 17 anni fa, con tutte le difficoltà del caso, e che siamo ancora al giudizio di primo grado”. Per Genovese, che riprende le ragioni delle iniziative di protesta prese dai penalisti in queste settimane, il disegno di legge del ministro Bonafede “viola in più parti i principi sanciti dalla costituzione e, più che intervenire sui problemi reali della giustizia, ha come obiettivo la propaganda del più dissennato giustizialismo populista”.