Torino, stuprata al parco mentre correva. Lui assolto: “Non ci sono prove”

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2015 22:15 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2015 22:16
Torino, stuprata al parco mentre correva. Lui assolto: "Non ci sono prove"

Torino, stuprata al parco mentre correva. Lui assolto: “Non ci sono prove”

ROMA – Quella mattina d’estate del 2010, con la solita musica nelle orecchie, era andata a correre al parco della Colletta, alla periferia Nord di Torino. Lo faceva tutti i giorni, da sola, per sfogare le tensioni e tenersi in allenamento. Ma da quel giorno non ci ha mai più messo piede: quel giorno un omone grande e grosso la prese alla sprovvista, di spalle, la spinse per terra e la violentò dietro a un cespuglio. Erano quasi le sette del mattino del 21 luglio 2010. Oggi, a distanza di 5 anni, il presunto stupratore è stato assolto “per non aver commesso il fatto”.

L’uomo, un venditore egiziano di kebab di 35 anni, riconosciuto dalla stessa vittima come l’aggressore, è innocente. Il tribunale di Torino ha infatti respinto la richiesta di condanna a sette anni e mezzo formulata dal pm e accolto la tesi della difesa: l’uomo aveva un alibi e sarebbe troppo debole la sola prova del riconoscimento. Non ce ne sono altre.

Soprattutto manca la prova regina: il test del Dna. La vittima era infatti corsa a lavarsi dopo l’aggressione. Un gesto naturale dopo l’incubo subito, che ha però cancellato ogni traccia del suo stupratore.

Non è servita neppure la supertestimonianza della donna che l’ha salvata: a interrompere la vile aggressione, era stata un’altra runner che proprio in quel momento stava attraversando il parco insieme al marito. E’ grazie a lei se il violentatore si è finalmente tolto di dosso ed è fuggito via.

La vittima ha poi sporto denuncia, indicando un uomo alto circa 180 cm, fisico robusto, nordafricano. Quando i carabinieri le hanno indicato un altro runner che corrispondeva alla descrizione lo ha subito riconosciuto. Ma lui si è difeso: a quell’ora stava correndo “Ma al Valentino, non alla Colletta”. Senza il dna è stato impossibile crederle sulla parola.