Torino, trapianto di rene da sveglio: scherza con il medico

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Settembre 2015 17:34 | Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2015 17:34
Torino, trapianto di rene da sveglio: scherza con il medico

Torino, trapianto di rene da sveglio: scherza con il medico

TORINO – Parlava, scherzava, scambiava battute con il dottore e tutto questo non nello studio medico, ma in sala operatoria mentre gli veniva trapiantato un rene. E’ accaduto cinque giorni fa nell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Per la prima volta in Italia è stato eseguito, infatti, un trapianto di rene senza ricorrere all’anestesia generale, ma con una spino-peri, termine tecnico per definire un’anestesia combinata peridurale e spinale.

Il paziente, un napoletano di 38 anni, a 6 mesi aveva subito un intervento per un sarcoma all’emitorace destro che gli aveva compromesso la capacità respiratoria. La sindrome di Alport gli aveva poi provocato una grave nefrite. “Le sue condizioni – spiega il dottor Favio Gobbi – non avrebbero permesso un’anestesia totale.” E’ stato lui, quindi, ad applicare la doppia anestesia che ha permesso ai chirurghi vascolari Piero Bretto e Federica Giordano e all’urologo Giovanni Pasquale, di eseguire 4 ore di intervento. Quattro ore durante le quali il paziente e l’anestesista hanno conversato amabilmente.

“Ero tranquillo – racconta il paziente dal suo letto d’ospedale (sarà dimesso all’inizio della prossima settimana) – Sapevo che ero in mani sicure, di medici eccezionali. Abbiamo chiacchierato di tutto, anche della mia vita personale, del lavoro, dello sport”. “Ha seguito in diretta il trapianto – ha aggiunto Gobbi – Voleva sapere che cosa stavano facendo i chirurghi, le varie fasi dell’operazione. E tutto questo nella massima sicurezza e senza che sentisse alcun male”.

“Una sola volta nel 2004 avevamo sperimentato un trapianto di rene con anestesia in epidurale – ha raccontato Gobbi – ma una sola anestesia, di quel tipo, non è sufficiente a garantire la totale copertura per quanto riguarda il dolore e, soprattutto, non determina il blocco motorio, indispensabile in interventi così lunghi e complessi”. Il paziente lavora nell’azienda di gioielli che appartiene alla sua famiglia da sei generazioni. “Ero con la mia fidanzata a Forte dei Marmi – ricorda – quando mi è arrivata la telefonata da Torino che c’era un rene. Abbiamo lasciato tutto, io e la mia fidanzata, e siamo arrivati qui”. A donare il rene che gli cambierà la vita un uomo di 41 anni, deceduto a Novara per un grave trauma cervicale e dal quale sono stati espiantati anche cuore e fegato.