Torino, va in ospedale ma gli danno un codice verde: muore dopo 3 ore

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 settembre 2014 16:36 | Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2014 16:36
Torino, va in ospedale ma gli danno un codice verde: muore dopo 3 ore

Torino, va in ospedale ma gli danno un codice verde: muore dopo 3 ore

TORINO – Alle 18:34 di sabato 19 luglio è entrato al Pronto Soccorso dell’Ospedale Martini di Torino: accusava forti dolori al torace, mal di gola e difficoltà respiratorie. Gli operatori del triage gli hanno dato un codice verde, che vuol dire che la sua era un’urgenza minore, che non interessava le funzioni vitali. Ma da quell’ospedale non è mai più uscito: l’uomo, 64 anni, è morto tre ore dopo.

A raccontarlo ai pm è stata la moglie, Francesca G. Dopo aver a lungo rimuginato su quel drammatico pomeriggio, la donna si è rivolta all’Associazione contro la malasanità Adelina Graziani e, assistita dall’avvocato Marco Ronco, ha deciso di sporgere denuncia contro i medici e gli infermieri, “colpevoli” a suo dire di aver sottovalutato le condizioni di suo marito.

Al quotidiano la Repubblica la donna racconta, passo dopo passo, cosa accadde quel giorno:

“L’infermiera ci ha detto che era un codice bianco. Nella cartella abbiamo letto che il suo caso era stato valutato come codice verde. Poco importa, per loro non era urgente. Però mio marito respirava con fatica, era reduce da dieci giorni di mal di gola e malesseri che non passavano nonostante le medicine che ci avevano prescritto in ferie. Abbiamo spiegato tutto, poi ci siamo seduti in attesa. Lui peggiorava e mia figlia ha insistito e insistito, più volte perché anticipassero la visita. Invano. Solo alle 20.34, due ore dopo il nostro avviso, lo hanno visitato e sottoposto ad esami. Eppure quel pomeriggio al pronto soccorso non c’era il sovraffollamento che si vede a volte, erano solo otto le persone in attesa”.

Alle 21.55 il suo cuore si è fermato: tre ore e 15 minuti il suo arrivo in ospedale.

“Il nostro giudizio – spiega l’avvocato della donna – è che ci sia stata assoluta negligenza, imperizia e imprudenza nel tenere due ore un paziente in quelle condizioni nella sala attesa del pronto soccorso senza accelerare gli accertamenti”.