Torpignattara, pakistano ucciso. Testimoni minacciati e costretti a lasciare casa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 novembre 2014 10:31 | Ultimo aggiornamento: 17 novembre 2014 10:31
Torpignattara, pakistano ucciso. Testimoni minacciati e costretti a lasciare casa

Torpignattara, pakistano ucciso. Testimoni minacciati e costretti a lasciare casa

ROMA – Minacciati e costretti prima a cambiare l’asilo frequentato dalla figlia e poi a lasciare casa. Succede a una giovane coppia Torpignattara, il quartiere di Roma lo scorso 20 settembre  un pakistano fu aggredito e ucciso in strada da un ragazzo romano di 17 anni.

Quella notte i due hanno visto tutto. Sono scesi in strada, hanno tentato di salvare il ragazzo. Non ci sono riusciti: troppa la furia del giovane, troppo gravi le ferite. Allora hanno fatto ciò che legge e senso civico impongono: alla polizia hanno raccontato quello che hanno visto. Ovvero un ragazzo che furioso colpiva e un padre che a colpire incitava. Perché quel pachistano, Muhammad Shahzad Khan, 28 anni, faceva troppo chiasso in strada.

Il tribunale del Riesame ora, deve decidere proprio sulla richiesta di scarcerazione del padre del ragazzo, che è accusato di concorso in omicidio. E nel farlo, racconta il Corriere, il tribunale sta tenendo conto delle minacce ai testimoni che sarebbero arrivate prima di tutto dal padre. Ma è il clima invivibile nel quartiere a essere inquietante e causa del trasferimento della coppia.

Scrive Giulio De Santis  sul Corriere:

Ad aver causato la scelta obbligata di una coppia di conviventi del quartiere sono stati due fattori. Innanzitutto, le minacce ricevute dal papà dell’assassino, intenzionato a coprire in qualunque modo le responsabilità del figlio. Un’influenza decisiva nella fuga, però, l’ha esercitata anche il clima della zona.

E i due, ora, vivono nel terrore:

«Siamo testimoni di questa cosa, siamo minacciati, li abita la famiglia, la nonna di fronte, lo zio accanto», dice la donna a un’amica in un’intercettazione. La paura ha convinto la coppia a spostare la figlia in un altro asilo per proteggerla dal pericolo di ritorsioni. Nell’ordinanza del Tribunale i giudici lodano il «senso civico» dei conviventi: entrambi «non hanno ricavato alcun vantaggio da questa vicenda, ma «anzi hanno subito un danno». La coppia ha anche cercato di salvare la vita al pakistano intervenendo mentre il ragazzo lo picchiava «con calci alla tempia, al collo, alle spalle». Il motivo che ha indotto il 17enne a uccidere l’uomo è nato – scrivono nelle motivazioni i giudici del collegio – dalla volontà del ragazzo di «non deludere il padre», che lo incitava a colpire con violenza Khan.