Tortura reato, aggravante per pubblici ufficiali: 15 anni di carcere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Aprile 2015 21:45 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2015 23:03
Tortura reato, aggravante per pubblici ufficiali: 15 anni di carcere

(Foto Ansa)

ROMA – L’Italia introduce il reato di tortura e l’aggravante nel caso sia commessa da pubblici ufficiali: fino a 15 anni di carcere, l’ergastolo se si provoca volontariamente la morte della vittima. E’ l’effetto della sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo sul massacro alla scuola Diaz durante il G8 di Genova.

Un passo avanti per colmare un ritardo trentennale, con un disegno di legge approvato giovedì sera dalla Camera con 244 sì, 14 no e 50 astenuti. Ecco i punti chiave della legge che arriva sull’onda della sentenza di condanna della Corte dei Strasburgo che ha, tra i suoi riferimenti principali la Convenzione Onu contro la Tortura, firmata (anche dall’Italia), a New York nel 1984.

L’articolo 1 prevede che quello di tortura sia un reato comune, punibile con la reclusione da 4 a 10 anni e ascrivibile a chiunque “con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione o assistenza, intenzionalmente cagiona a una persona a lui affidata, o comunque sottoposta a sua autorità, vigilanza o custodia, acute sofferenze fisiche o psichiche” per “ottenere informazioni o dichiarazioni, per infliggere una punizione, per vincere una resistenza” o “in ragione dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose”.

E scatta l‘aggravante quando a commettere il reato è proprio un pubblico ufficiale che agisce con abuso di potere o violando i doveri inerenti alla sua funzione. In questo caso la pena massima è di 15 anni (e non più 12) di carcere, la minima di cinque, con una ‘postilla’: la sofferenza inflitta deve essere “ulteriore” rispetto all’esecuzione delle legittime misure privative o limitative dei diritti. La pena, per pubblici ufficiali e non, sale di un terzo in caso di gravi lesioni, di due terzi per morte non voluta della vittima e si trasforma in ergastolo in caso di decesso causato volontariamente.

La legge introduce inoltre il reato di istigazione del pubblico ufficiale (ad altro pubblico ufficiale) a commettere tortura: da 1 a 6 anni di reclusione la pena prevista.

L’articolo 1 è l’asse di una legge che, tuttavia, interviene anche su espulsioni, immunità diplomatiche e estradizioni. Si vietano, infatti, espulsioni o respingimenti verso uno Stato nel quale, basandosi su fondati motivi, il respinto rischi di essere sottoposto a tortura. Stop (nel rispetto del diritti internazionale) anche all’immunità diplomatica a chi è condannato o indagato nel suo Paese d’origine. Prevista infine l’estradizione di un cittadino straniero verso il Paese richiedente nel caso in questo risulti indagato o condannato per il delitto di tortura.