Totocalcio. Fece 13 nel 1981, non incassa ancora vincita

Pubblicato il 10 Novembre 2009 17:09 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2009 17:09

totocalcioFece 13 al Totocalcio nel 1981 ma ancora non è riuscito a incassare la vincita. Nonostante siano passati 28 anni, Martino Scialpi, di 57 anni di Martina Franca (Taranto), ha presentato nuove denunce, in tre procure italiane e una anche al Csm.

Adesso Scialpi chiede «che il ministero delle Finanze paghi la sua vincita, e che il Coni faccia “mea culpa” e ammetta di aver sbagliato». Ha affrontato più di 60 processi, molti dei quali si sono svolti a suo carico. In passato, infatti, il mancato miliardario-venditore ambulante, che oggi dovrebbe incassare una somma pari a 25 milioni di euro, è stato accusato di tentata truffa ai danni dello Stato, furto aggravato e falsità materiale, tutte accuse dalle quali è stato prosciolto nell’87 perchè il fatto non sussiste.

«Oggi si è accertato che la schedina da me giocata è autentica, e che il Coni ha fatto carte false usate in tutte le sedi giudiziarie per coprire il fatto che la ricevitoria “Le Bistro”, in cui ho giocato la schedina, era abusiva», ha spiegato l’uomo.

Secondo il suo avvocato, Donato Muschio Schiavone, «nel 2004 si è finalmente dimostrato, con la prova dell’incidente probatorio disposta dalla Procura della Repubblica di Bari, che il Coni ha rilasciato la licenza alla titolare della ricevitoria ‘Le Bistrò, solo dopo 10 anni che questa l’aveva aperta. Infatti, da una perizia grafologica è emerso che le firme apposte sulla licenza dai due funzionari del Coni, Rocco De Vivo e Bernacchia Mario, erano false. Quella della titolare della ricevitoria, Maria Luisa Taiana, era vera».

«E questo – sottolinea l’avvocato – ha fatto scattare la responsabilità del Coni nei confronti di Scialpi, che fino ad allora avrebbe potuto rivalersi solo su Taiana, titolare della ricevitoria. Purtroppo questi nuovi elementi, pur essendo stati riconosciuti veri, non hanno portato a un provvedimento di rinvio a giudizio nei confronti di nessuno, perchè in sostanza non si può accertare chi abbia falsificato le firme. Quindi, con nessun colpevole, non possiamo ancora incassare la schedina. Abbiamo presentato ricorso in Cassazione e siamo in attesa di giudizio».

«Intanto – aggiunge Scialpi – il Coni mi ha chiesto l’ennesimo risarcimento danni, questa volta di 12mila euro, dopo avermi anche svuotato la mia vecchia casa di tutti i mobili che mi aveva fatto pignorare».