Traffico, l’Aci: “Nei comuni italiani più autovelox che etilometri”

Pubblicato il 26 ottobre 2011 17:22 | Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2011 17:29

TRENTO, 26 OTT – I Comuni italiani dispongono di pochi strumenti operativi e risorse tecnologiche per la prevenzione degli illeciti stradali, con un forte sbilanciamento delle dotazioni verso le apparecchiature considerate "più redditizie" nell'accertamento delle violazioni al Codice della Strada, a scapito dei sistemi in grado di prevenire gli illeciti.

Lo evidenzia la Fondazione Aci "Filippo Caracciolo" nello studio "La Polizia Locale in Italia", presentato oggi nella giornata conclusiva del quarto Forum Internazionale delle Polizie Locali organizzato dall'Automobile Club d'Italia a Riva del Garda, in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l'Automobile Club di Trento.

Se i Comandi delle Polizie Locali dispongono di 6,2 misuratori di velocità ogni 100.000 abitanti (con una forbice tra le 13,6 apparecchiature della Valle d'Aosta alle 2,7 della Sicilia), gli etilometri sono solo 2,2 ogni 100.000 abitanti (dai 4,4 del Veneto agli 0,4 della Calabria) e gli opacimetri, utili nella misurazione del tasso di inquinamento dei veicoli, sono appena 0,2 ogni 100.000 abitanti, con una punta di 1 in Lombardia e una totale assenza in Basilicata, Calabria, Molise, Abruzzo, Umbria e Valle d'Aosta.

Un segnale di inversione di questa tendenza è la diffusione delle telecamere (oltre 24 ogni 100.000, il doppio degli operatori) tra le dotazioni dei Comandi: servono per controllare i varchi di accesso alle zone a traffico limitato dei centri storici e per il presidio dei punti critici della viabilità urbana.

"L'azione di controllo sulla strada da parte delle Forze dell'Ordine – ha dichiarato il presidente dell'ACI, Enrico Gelpi – è uno dei pilastri che reggono gli interventi per la sicurezza stradale. Proprio perché il 76% degli incidenti si verifica nelle aree urbane, il compito delle Polizie locali è di fondamentale importanza nel contribuire a contrastare i comportamenti a rischio. L'attività sanzionatoria deve quindi essere orientata ad incrementare gli standard di sicurezza della circolazione e non le entrate economiche locali. In quest'ottica devono rinnovarsi le dotazioni dei Comandi, soprattutto dei Comuni più piccoli".