Tragedia Alpi: erano a 500 metri dalla salvezza. Il whiteout, la nebbia ghiacciata che ti acceca e congela

Pubblicato il 2 maggio 2018 12:10 | Ultimo aggiornamento: 2 maggio 2018 14:53
Tragedia Alpi: erano a 500 metri dalla salvezza. Il whiteout, la nebbia ghiacciata che ti acceca e congela

Tragedia Alpi: erano a 500 metri dalla salvezza. Il whiteout, la nebbia ghiacciata che ti acceca e congela

ROMA – Sono morti a 500 metri dalla salvezza i 6 alpinisti (di cui 5 italiani) durante la traversata in alta montagna dell’Haute Route sul versante svizzero della Alpi. Morti a causa dell’effetto “whiteout”, ovvero la nebbia ghiacciata che ti acceca facendoti perdere l’orientamento e che che quindi ti congela.

I componenti della comitiva sono stati individuati alle prime ore del mattino di lunedì a circa 3.100 metri di altitudine e a circa 500 metri dalla cabane des Vignettes, il rifugio che avrebbe dovuto essere il punto di arrivo della tappa e che avrebbe rappresentato la loro sopravvivenza. A rivelare il particolare sono stati i soccorritori della Air Glacier i cui elicotteri si erano levati in volo alla ricerca dei dispersi.

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Fatale per loro è stato appunto il “whiteout”. “Quanto ti trovi nel whiteout, una sorta di nebbia di neve e vento gelido fortissimo, non c’è colpa, perché non si vede più niente. Da quello che ho capito le condizioni erano queste e purtroppo è accaduta una tragedia”. A spiegare quanto accaduto sulle Alpi sabato in Svizzera, è uno degli alpinisti più famosi al mondo, l’altoatesino Reinhold Messner.

Con il whiteout se metti una mano sul viso, la vedi, ma i piedi no. Basta essere a 100 metri da un rifugio ed è impossibile trovarlo. Poi un’altra complicazione: in Antartide è grave, però non ci sono dei crepacci, mentre in montagna sì.

Spiega ancora Messner:

“Con il vento forte e il freddo, come ho capito che è successo in Svizzera, se non hai un’esperienza estrema perdi la testa. La bufera ti butta giù e la morte è la conseguenza. Pensiamo che i vestiti, le scarpe e i gps che ci sono adesso ci rendano sicuri, ma la montagna è sempre pericolosa. Servono se puoi arrivare al riparo, ma se ti fermi non bastano come aiuto”. Da decenni, “gli incidenti in montagna sono più o meno lo stesso numero, un po’ più sull’Himalaya, perché va più gente. È successo anche a un italiano nelle ore scorse, ma la sua tenda è stata portata via dal vento con lui dentro. Non poteva salvarsi”.

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