Trani. Morì di epatite C per trasfusione infetta: famiglia risarcita per 1,5mln

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Aprile 2015 1:49 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2015 1:49
Trani. Morì di epatite C per trasfusione infetta: famiglia risarcita per 1,5mln

Trani. Morì di epatite C per trasfusione infetta: famiglia risarcita per 1,5mln

TRANI – Una trasfusione infetta nel 2007 le fece contrarre il virus dell’epatite C, un virus che l’ha uccisa ad appena 28 anni. Ora i genitori e i due fratelli della giovane donna di Trani saranno risarciti con 1,5 milioni di euro dal ministero della Sanità.

Lo ha disposto, con sentenza di primo grado, il tribunale di Bari che ha riconosciuto il danno morale e biologico e, dunque, la responsabilità in capo al ministero per non aver vigilato sulla raccolta e sulla distribuzione del sangue e degli emoderivati da destinare alle trasfusioni. La ragazza, affetta da talassemia, era costretta, sin da piccola, a sottoporsi costantemente a trasfusioni di sangue.

In Italia, come ricorda l’avvocato che ha rappresentato in giudizio la sua famiglia, Ferdinando Fanelli,

“fra gli anni Settanta e Ottanta, furono migliaia i casi di pazienti infettati e il caso della ragazza di Trani è fra quelli che hanno ottenuto il maggiore risarcimento. Con questa sentenza è stato affermato in modo perentorio il principio per cui in queste pratiche lo Stato italiano è colpevole per non avere provveduto a verificare la bontà soprattutto del sangue importato dall’estero. La ragazza ha subito un danno gravissimo, che l’ha fatta vivere in una condizione di inabilità e l’ha condotta alla morte”.