Trapani, blitz contro i Messina Denaro: 30 arresti, anche la sorella del boss

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Dicembre 2013 8:26 | Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2013 12:24
Trapani, blitz contro i Messina Denaro: 30 arresti, anche la sorella del boss

Trapani, blitz contro i Messina Denaro: 30 arresti, anche la sorella del boss

ROMA – Un blitz dell’anti mafia a Trapani ha portato all’arresto di 30 persone, elementi di spicco del clan di Matteo Messina Denaro. Anche la sorella del boss è stata arrestata durante l’operazione. I provvedimenti di arresto, emessi dal gip di Palermo, sono stati eseguiti tra il 12 e 13 dicembre da polizia, carabinieri, guardia di finanza e Dia.

Le famiglie legate a Cosa nostra e per cui il gip ha emesso le ordinanze di custodia cautelare riguardano le famiglie Castelvetrano e Campobello di Mazara.

Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, intestazione fittizia di beni ed estorsione.

Secondo gli inquirenti e gli investigatori, gli indagati esercitavano da anni un controllo capillare e con modalità riconducibili a Cosa Nostra sulle attività economiche ed imprenditoriali della provincia di Trapani, con ingenti interessi nel settore dell’edilizia.

Le persone arrestate controllavano “un articolato circuito imprenditoriale, che assicurava di fatto il controllo quasi monopolistico nel settore dell’edilizia e relativo indotto”, oltre ad un vasto giro di estorsioni. In particolare la sorella Patrizia, e il nipote (e non cugino come scritto in precedenza) Francesco Guttadauro. Tra i familiari arrestati, anche i cugini del boss Giovanni Filardo, Cimarosa Lorenzo e Mario Messina Denaro.

In una nota la polizia precisa: “Le indagini hanno confermato il ruolo dirigenziale tuttora rivestito dal latitante Matteo Messina Denaro all’interno del mandamento e nella provincia mafiosa, accertandone la funzione di direzione tra le varie articolazioni dell’organizzazione e di collegamento con le altre strutture provinciali di Cosa Nostra”.

Gli affari, però, venivano gestiti in gran parte direttamente dai parenti e, in particolare, “con riferimento all’attività di sostegno economico al circuito familiare del latitante, e’ emersa la contiguità e il ruolo di responsabilità decisionale raggiunto in seno al sodalizio mafioso da Patrizia Messina Denaro e da Francesco Guttadauro, rispettivamente sorella e nipote del ricercato”.

Affari che consistevano soprattutto in “un articolato circuito imprenditoriale, che assicurava di fatto il controllo quasi monopolistico nel settore dell’edilizia e relativo indotto, mediante la gestione e la realizzazione di importanti commesse, tra cui opere di completamento di aree industriali, parchi eolici, strade pubbliche e ristoranti. L’organizzazione era, infatti, in grado di monitorare costantemente le opere di maggiore rilevanza del territorio, intervenendo nella loro esecuzione con una fitta rete di società controllate in modo diretto o indiretto da imprenditori mafiosi ed elementi di spicco del sodalizio”.

A fianco di queste attività “è stata inoltre accertata la diffusa pressione estorsiva esercitata sul territorio anche ai danni di imprese concorrenti e perfino di privati cittadini che avevano ereditato una rilevante somma di denaro”.