Trapani, uccisa donna incinta. L’amante del marito: “E’ stato lui, l’ho visto”

Pubblicato il 6 Luglio 2012 20:10 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2012 20:30

TRAPANI –  Giovanna P., l’amante di Salvatore Savalli, ha assistito al delitto. Lo avrebbe ammesso dopo 20 ore di interrogatorio. La donna ascoltata come persona informata sui fatti, ha avuto un atteggiamento che gli inquirenti definiscono “collaborativo”. La sua posizione, in queste ore è al vaglio della Procura. Se le sue parole dovessero trovare conferma per Salvatore Savalli, 39 anni, sospettato di aver assassinato la moglie, Maria Anastasi, incinta al nono mese, spaccandole la testa e dandole fuoco, potrebbe essere finita.

Mercoledì intorno alle 19, ha messo a verbale Giovanna P., lei, Maria Anastasi e Salvatore Savalli sono usciti a bordo della ”Punto”. Prima hanno fatto un giro in città. Hanno acquistato un decoder per il digitale e poi, tutti e tre, si sono diretti nelle campagne di Trapani. Ad un certo punto, in località Zafarana (dove è stato trovato il cadavere), l’uomo ha fermato l’utilitaria. I tre sono scesi e si sono messi a parlare. Tra marito e moglie vi sarebbe stata una discussione per futili motivi e, comunque, non legati a problemi di gelosia. Ad un tratto Savalli ha aperto il portabagagli della ”Punto”, ha preso una vanga, colpendo, di spalle, al capo la moglie che eèstramazzata al suolo. Poi ha tirato fuori dal bagagliaio una tanica con la benzina, ha cosparso il corpo e appiccato il fuoco. La testimone oculare sarebbe rimasta spettatrice passiva, in quanto ”terrorizzata”. Dopo la macabra esecuzione, Savalli e Giovanna P. sono risaliti in auto, ma prima di far rientro a casa, hanno effettuato numerose tappe lungo il percorso. Tappe che sono servite per occultare il telefonino della vittima: l’uomo aveva lasciato a casa, spenti, il suo e quello dell’amante. Occultati anche la vanga, la tanica di benzina e ogni altro oggetto che avrebbe potuto attirare sospetti.

I carabinieri, una decina di giorni fa, avevano fermato i tre, sempre a bordo della stessa ”Punto”, in aperta campagna, nell’Agro di Valderice. I tre, insomma – gli inquirenti non si sbilanciano su quale potrebbe essere il motivo – non era la prima volta che si recavano in aperta campagna, lontano da occhi indiscreti. Giovanna P avrebbe pure confermato che la sera, quando e’ rincasata con Savalli, e’ nuovamente uscita in compagnia dei suoi due bambini, con Salvatore ed i suoi figli, per recarsi a Tangi, la localita’ dove l’uomo aveva raccontato di aver perso le tracce della moglie. Ed in quella località che avrebbe occultato un sacchetto di plastica con gli indumenti che indossava nel pomeriggio, presumibilmente sporchi di sangue e di benzina. Tuttavia gli inquirenti finora non hanno trovato nulla: ne’ i vestiti, ne’ la vanga e neppure il telefonino di Maria Anastasi. Giovanna P. si trova adesso ospite di una struttura a Trapani ed e’ probabile che, nelle prossime ore, sara’ nuovamente sottoposta ad interrogatorio.

Ma a inchiodare Savalli potrebbero essere stati già i suoi stessi figli che hanno rivelato i particolari di un menage a trois sfociato in tragedia. “Papà era infastidito dalla gravidanza di mamma” aveva raccontato la figlia maggiore, parrucchiera, che sin da bambina è vissuta in casa con i nonni materni. Secondo la versione dei tre figli della coppia, ascoltati dagli inquirenti, i genitori, Maria e Salvatore, si sarebbero allontanati dalla loro abitazione insieme all’amante del marito. Ma a raccontare un particolare che contribuirebbe ad incastrare il presunto assassino è stato il figlio più piccolo, di 13 anni: “Papà è uscito di casa con una tanica di benzina. Gli ho chiesto a cosa servisse, mi ha risposto ‘fatti gli affari tuoi'”.

Mariella, così la chiamavano affettuosamente i suoi cari, è stata descritta come una donna succube del marito. Le testimonianze dei familiari restituiscono il racconto di un uomo violento e privo di scrupoli. “E’ sempre stato un uomo violento – ha detto Rita Ricevuto, madre della vittima – ma mia figlia gli voleva bene e continuava a difenderlo. Subiva in silenzio, era stata costretta a tagliare i ponti anche con me”.

Savalli, operaio di segheria a Trapani, nella sua prima versione ai carabinieri aveva riportato un racconto lacunoso e pieno di contraddizioni. La sua amante, Giovanna P., da qualche tempo si era trasferita a casa dell’operaio, che ai familiari aveva presentato la donna come una sua “amica”. Una versione che non aveva convinto nessuno: “Era la sua amante – dice la figlia – e aveva ingannato anche mia madre, che era troppo buona. Si voleva prendere anche la mia cameretta, era diventata lei la padrona della casa e mia mamma era costretta a subire”.

La ragazza ha raccontato inoltre ai cronisti dell’Ansa che il padre, una volta rientrato a casa con l’amante, le avrebbe raccomandato di mentire ai carabinieri: “Devi dire che eri con me quando la mamma è scomparsa”. Anche gli altri familiari puntano il dito contro Savalli, una zia della donna, Anna Maria Ricevuto, rincara la dose: ”Avevamo il mostro in casa e non ce ne siamo accorti”. Il ”mostro”, che continua a professarsi innocente e che in un primo momento aveva addirittura accusato la moglie di avere una relazione extraconiugale, è adesso in stato di fermo. I magistrati della Procura di Trapani, coordinati dal procuratore Marcello Viola, l’hanno interrogato per tutta la giornata insieme all’amante. La posizione della donna è ancora al vaglio degli inquirenti.