Trattativa Stato-mafia, Nino Di Matteo attacca Csm e Anm: “Ci hanno lasciati soli”

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 aprile 2018 18:55 | Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2018 18:55
Trattativa Stato-mafia, Nino Di Matteo attacca Csm e Anm: "Ci hanno lasciati soli"

Trattativa Stato-mafia, Nino Di Matteo attacca Csm e Anm: “Ci hanno lasciati soli” (Foto Ansa)

PALERMO – A pochi giorni dalla sentenza della Corte d’assise di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, il pm Nino Di Matteo attacca Consiglio superiore della magistratura e Associazione nazionale magistrati: “Non ci hanno difeso”, dice, parlando di “silenzio assordante”, di chi avrebbe dovuto difendere il pool e non l’ha fatto.

Dopo la sentenza che ha confermato l’impianto accusatorio, infliggendo pene pesantissime a ex vertici del Ros come Mario Mori e all’ex senatore Marcello Dell’Utri, condannati a 12 anni e accusati di aver rafforzato Cosa nostra scegliendo la via del dialogo coi clan durante le stragi del ’92 e del ’93, Nino Di Matteo si toglie qualche sassolino dalla scarpa. E sceglie la trasmissione 1/2 ora in più di Lucia Annunziata per ricordare chi, a suo dire, negli anni delle polemiche sull’indagine non difese la Procura.

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“Quello che mi ha fatto più male è che rispetto alle accuse di usare strumentalmente il lavoro abbiamo avvertito un silenzio assordante e chi speravamo ci dovesse difendere è stato zitto. A partire dall’Anm e dal Csm”, dice.

Di Matteo rilancia l’importanza del verdetto che conferma in pieno la tesi dell’accusa: mentre esplodevano le bombe mafiose pezzi delle istituzioni scendevano a patti con i clan. “Gli ufficiali dei carabinieri sono stati condannati per avere svolto un ruolo di mediazione delle richieste della mafia nel ’92 quindi rispetto ai governi della Repubblica presieduti da Amato e Ciampi, mentre Dell’Utri è stato condannato per avere svolto il medesimo ruolo nel periodo successivo a quando Berlusconi è diventato premier. È un fatto oggettivo”, spiega.

“È ovvio che noi abbiamo agito verso soggetti che ritenevamo coinvolti sulla base di un quadro probatorio solido, ma non pensiamo che i carabinieri abbiano agito da soli. Non abbiamo avuto prove concrete per agire contro livelli più alti ma pensiamo che i carabinieri siano stati mandati e incoraggiati da altri”, aggiunge

Chi furono i mandanti della trattativa, almeno prima del ’93, è ancora oscuro. “Servirebbe un pentito di Stato che facesse chiarezza piena”, auspica Di Matteo. Di certo, per il pm “la sentenza è precisa e ritiene che Dell’Utri abbia fatto da cinghia di trasmissione nella minaccia mafiosa al governo anche nel periodo successivo all’avvento alla presidenza del Consiglio di Berlusconi. In questo c’è un elemento di novità. C’era una sentenza definitiva che condannava Dell’Utri per il suo ruolo di tramite tra la mafia e Berlusconi fino al ’92. Ora questo verdetto sposta in avanti il ruolo di tramite esercitato da Dell’Utri tra Cosa nostra e Berlusconi”.

Parole che indispettiscono l’avvocato di Dell’Utri, Giuseppe Di Peri, che precisa: “Spiace che il dottor Di Matteo rappresenti all’opinione pubblica una realtà riduttiva rispetto a quella effettiva. Con la sentenza che ha condannato Dell’Utri per il periodo precedente al 1992 ne è stata pronunciata anche una di assoluzione piena per i fatti successivi a quell’anno che riguardavano tutta la stagione politica e i rapporti tra Dell’Utri, la mafia, Berlusconi e Forza Italia. Rapporti che sono stati assolutamente esclusi”. Una nota dei legali di Mori, inoltre, parla di “sentenza ingiusta e incoerente”.

In trasmissione Di Matteo lascia il posto a un altro imputato eccellente del processo, l’ex ministro dc Nicola Mancino. “Sono felice di essere stato assolto – dice – Mai saputo di una trattativa. Mi rifiutai di trattare ai tempi del sequestro Moro, figuriamoci se avrei tollerato di farlo con la mafia”.