Treni: per ponti, viadotti e gallerie è guerra di cifre sui controlli

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 24 Ottobre 2019 9:23 | Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre 2019 9:41
Un ponte che passa su una ferrovia

Un ponte su una tratta ferroviaria (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Treni: i ponti, i viadotti, le gallerie sopra e attraverso cui passano i treni sono controllati con frequenza nella loro stabilità e sicurezza e sono sottoposti ad accurata e frequente manutenzione? Siamo in Italia e ovviamente la risposta è: non si sa. Ad una ipotetica rivelazione giornalistica che denuncia un controllo ogni morte di papa subito si oppone l’azienda Rfi che dice quei giornalisti non sanno leggere quello che pubblicano e soprattutto rassicura: controlli frequenti e accurati quel che si deve.

 Appena un decimo dei ponti e dei viadotti dove corrono i treni che prendiamo sarebbe controllato, degli altri nessuna notizia. E’ l’allarme lanciato dal sito Business Insider e contenuto in un report (un po’ pomposamente definito “segreto” dalla testata) dell’Agenzia per la sicurezza ferroviaria (Ansf). Per fortuna, nostra e di tutti i pendolari, la notizia è stata smentita Rfi (Rete Ferroviaria): le infrastrutture controllato sono almeno il doppio, il 22%.

Anzi sono più del 22 per cento. Sono, dice l’azienda, ovviamente il 100 per cento, una su cinque è quella che subisce il controllo periodico ogni tot anni. Sulle altre si vigila ogni giorno. Business Insider aveva detto 10 per cento e secondo Rfi aveva confuso il dato dei controlli pluriennali con il dato complessivo dei controlli.

L’interesse, doveroso, per lo stato di salute delle infrastrutture su cui viaggiano treni e auto è comprensibilmente aumentato dopo la tragedia del ponte Morandi. Il gestore delle concessioni autostradali è stato, proprio sul tema manutenzione, pesantemente criticato ed accusato e più volte si è minacciato di revocare le suddette concessioni per questi motivi. Revoche che non sono mai arrivate e minacce che non hanno avuto seguito sia perché costose e complesse da realizzare sia perché, nella partita, è finito anche il futuro di Alitalia. Ma questa è un’altra storia.

Di come stiano invece le infrastrutture su cui letteralmente poggiano i treni che uniscono la Penisola, invece si è discusso meno. Almeno sino a pochi giorni fa quando, Business Insider, ha pubblicato una pesante accusa fondata su alcuni documenti interni di cui era entrato in possesso Questi rivelerebbero pochi, anzi pochissimi controlli effettuati: appena sul 10% delle opere. Non solo. Dei suddetti controlli parte almeno erano difficili da verificare, cioè non è detto che fossero realmente stati realizzati; effettuati da personale non sempre correttamente formato e con strumenti a volte obsoleti dal punto di vista tecnologico.

Accuse pesanti e soprattutto preoccupanti. Preoccupanti per chi il treno lo prende e vorrebbe, giustamente, non dover incrociare le dita ogni volta che percorre un viadotto sperando non succede nulla. E fotografia particolarmente urticante in un Paese che ha una rete infrastrutturale che è la metà di quella francese ma che spende più del doppio rispetto ai cugini transalpini per la manutenzione. Tempo 48 ore e sono arrivate le smentite e le rettifiche, fortunatamente.

La situazione non è così drammatica, ma nemmeno idilliaca: “Il 100% dei ponti, dei viadotti, delle gallerie e delle altre opere d’arte dell’infrastruttura ferroviaria sono controllati con visite ordinarie che hanno cadenza annuale, come previsto dalle norme interne a RFI che regolano la programmazione e l’esecuzione delle visite ispettive – scrive Rfi -. In casi specifici, di particolare attenzione, visite speciali vengono effettuate anche ogni 6 mesi. Il programma di visite citato nell’articolo è relativo solamente alle visite generali, effettuate ogni 6 anni. Il dato del 10%, quindi, relativo esclusivamente a queste ultime, oltre ad essere errato (le visite generali sono al 22%) è anche fuorviante per il lettore”. Il lettore in questione non sarà forse un esperto e quindi potrà essere fuorviato, ma Rfi mette nero su bianco che sui controlli da effettuare ogni 6 anni ne ha completati appena il 22%. In un compito a scuola non proprio la sufficienza.